
Vibo Valentia - "Quello che é accaduto é sicuramente grave, ma la risposta dello Stato sarà forte". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, commentando con i giornalisti l'attentato di ieri a Limbadi in cui é morto Matteo Vinci ed é rimasto gravemente ferito il padre Francesco.
"Già dal primo momento - ha aggiunto Bombardieri - i colleghi della Dda i Catanzaro e i carabinieri hanno esaminato tutta la vicenda".
"Per quanto riguarda il movente, - ha aggiunto - non facciamo interpretazioni. Stiamo valutando tutti gli aspetti di quanto é accaduto, compreso quello della controversia legata a questioni di vicinato con persone imparentate col clan Mancuso".
Bombardieri ha presieduto una riunione per fare il punto sulle indagini cui ha partecipato il prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, che nelle ore immediatamente successive all'attentato aveva convocato il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. "Le forze dell'Ordine - ha detto Longo - stanno lavorando col massimo impegno per fare luce su un fatto che é di una gravità inaudita".
Intanto restano gravi ma stazionarie le condizioni di Francesco Vinci, il padre di Matteo, di 42 anni, biologo morto nello scoppio dell'autobomba a Limbadi. Il ferito è stato dichiarato fuori pericolo di vita e dovrebbe riuscire a cavarsela.
Si trova ricoverato nel reparto "Grandi Ustioni" dell'ospedale di Palermo dove e' giunto nella tardi serata di ieri in elisoccorso dopo un primo ricovero all'ospedale di Vibo Valentia. A permettergli di salvarsi è stato in particolare il fatto che al momento dell'esplosione la portiera della Ford Fiesta sulla quale si trovava a bordo, non è rimasta bloccata, a differenza di quella del lato guida occupato dal figlio.
Francesco Vinci, scaraventato sull'erba al momento dell'esplosione, è riuscito a rotolarsi a terra, limitando parzialmente i danni provocati dalle fiamme, ma non è riuscito ad aprire la portiera per tirare fuori il figlio che è rimasto carbonizzato.
Il ferito presenta ustioni di primo e secondo grado agli arti inferiori. La prognosi resta in ogni caso riservata.
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