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Reggio Calabria, 5 marzo - Il Nucleo Ecologico dei Carabinieri, assieme alla compagnia di Palmi e Gioia Tauro, assieme al Noe di Perugia, hanno arrestato Carmelo Ciccone, in qualità di legale rappresentante della “RA.DI.” s.r.l., con sede a Palmi, nonché vice presidente del Consorzio Nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica - CO.N.I.P. Contestualmente è stata eseguita una misura cautelare reale, con il sequestro della società (del valore stimato di circa 20.000.000 di euro), che si occupa della raccolta degli R.s.u., ingombranti, RAEE e differenziata nei comuni di Palmi (RC) e San Ferdinando (RC), oltre che in altri comuni della Piana di Gioia Tauro.

La misura cautelare emessa dal Gip Antonino Laganà su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia scaturisce dalle indagini condotte dal N.O.E. di Reggio Calabria, che hanno accertato, a carico degli indagati, il reato di "turbata libertà degli incanti ed estorsione, aggravati dall’art.7 del D.L. 152/91 (avvalendosi di minacce tipiche dell’associazione mafiosa di cui all’art. 416 bis), in quanto, al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistente nell’aggiudicazione della Gara d’Appalto per la gestione degli R.s.u. del Comune di San Ferdinando (RC) (per l’importo di circa 1.200.000 euro) e presso altri enti locali, intervenivano direttamente per turbare la gara in questione, allontanandone gli offerenti ed inducendo il rappresentante della società ZetaEmme di Sant’Agata del Bianco (RC) a ritirare l’avvalimento prestato a favore della società Evergreen di Rizziconi (RC), quale altra partecipante alla gara". Le indagini traggono origine, dall’originario filone relativo all’operazione “Blak Garden” che ha visto proprio il responsabile della ZetaEmme, gravemente indiziato rispetto alla gestione della discarica di Casignana (RC), ma che, nin questa vicenda, è vittima del reato. Ciccone, per raggiungere lo scopo prefissato, si è avvalso di minacce esplicite di probabili ritorsioni così come appare nell'ordinanza cautelare: “Nel corso della conversazione Ciccone giungeva allusivamente a minacciare il rappresentante della ZETAEMME, affermando chiaramente che “San Ferdinando è qua, a casa nostra” “consigliandogli” espressamente di ritirarsi dalla gara “se hai la bontà pigli e ti ..... se vuoi sempre, e se reputi opportuno...gli mandi un telegramma e gli dici che ti ritiri”; “Peppe ... non funziona così e non và manco bene”.  Nel corso di una conversazione tra i due “imprenditori” emerge chiaramente una sorta di spartizione territoriale della provincia tra le società operanti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, tanto che Ciccone afferma: “.. Io sono che lavoro a S. Ferdinando per i fatti miei, normale e tranquillo con la gara aggiudicata, partecipo ad una gara...”; “...Tu gli dai l’avvalimento ad uno che non sai a chi gli dai l’avvalimento? Scusa un attimo, quando mi arriva una gara di Bianco io che faccio partecipo? Ti chiamo e ti dico senti sei interessato tu alla partecipazione a sta gara?...”; “. . .se tu partecipi a San Ferdinando che è a 5 km da casa mia …....”; “Fammi sapere come ti devi comportare che io devo sapere come mi devo comportare”.

Le indagini hanno evidenziato in modo chiaro, una sorta di spartizione del territorio della provincia di Reggio Calabria, operata nel campo della raccolta degli RSU, che impediva di “sconfinare” nei territori altrui per la partecipazione alle relative gare d’appalto, intervenendo, come nel caso dell’appalto per la gestione degli R.s.u. del Comune di Palmi (RC) (per un importo di circa 5.500.000 euro), anche su ditte siciliane che partecipavano a gare nella provincia, avvalendosi di personaggi legati a “Cosa Nostra” Siciliana, per sondare il terreno e prendere informazioni utili sulla ditta che aveva presentato un’offerta per la gara. Di fatti, il personaggio catanese è riuscito a concordare un incontro, sostenendo poi, con tono perentorio e minaccioso, che quelli della ditta siciliana non vanno da nessuna parte, poiché in Sicilia stanno bene e non hanno la necessità di andare a lavorare in Calabria: “...senti sto andando a trovare il mio paesano perché l’ho chiamato...”; “..non ci viene.., questo non andrà da nessuna parte...perché è già da questa parte ed è buono e non c’è bisogno che viene dall’altra parte...hai capito? siccome qui c’è lo zampino...già al figlio lo hanno portato da questa parte e il padre lo stanno portando qua...tutti e due... sia quelli di Catania e sia lui..hai capito?... “.

L’arrestato è stato condotto presso il carcere di Palmi (RC), e nei prossimi giorni sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia. I beni sequestrati sono stati affidati ad un custode amministratore, che li gestirà nel periodo di vigenza del sequestro, assicurandone la funzionalità.

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