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Vercelli - E' nella zona tra Cellio (Vercelli) e il confine con il lago d'Orta, in provincia di Novara, che i complici di Cutrì avevano individuato una delle loro basi logistiche. Una villetta come tante altre, non in vista, su un territorio dove nel giro di pochi chilometri ci sono una ventina di frazioni, alcune composte solo da una manciata di alloggi. Si tratta per lo più di seconde case che i proprietari affittano stagionalmente. Tra queste c'è proprio la villetta - in stile rustico e ben nascosta nei boschi della Valsesia - scelta dai componenti del commando che lunedì ha liberato l'ergastolano Domenico Cutrì. Il proprietario dell'alloggio - secondo quanto si apprende - lo avrebbe affittato a uno dei complici arrestati o ad un suo familiare, ignaro del fatto che sarebbe servito per pianificare la latitanza e la fuga del galeotto.

Gip si riserva su convalida primi tre fermi

Il gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, si è riservato di decidere sulla convalida del fermo di Davide Cortesi, Danilo Grasso e Christian Lianza, i primi tre fermati perché accusati di aver fatto parte del gruppo di fuoco che, lunedì scorso, ha fatto evadere dal tribunale di Gallarate Domenico Cutrì. L'udienza di convalida si è tenuta oggi nel tribunale a Busto Arsizio.

Al vaglio posizione di un'altra persona

Una persona si trova all'interno della caserma del comando provinciale dei carabinieri di Varese sottoposta ad accertamenti in relazione all'evasione, avvenuta lunedì scorso, fuori dal tribunale di Gallarate, di Domenico Cutrì, tuttora ricercato. L'uomo, a quanto si è appreso, sarebbe stato controllato nel pomeriggio a bordo di un'auto con altre due persone che, però sono risultate estranee alla vicenda.

Trovate le basi del gruppo di fuoco

Mimmo Cutrì ancora non si trova, e con lui il fantomatico 'Franco' che l'ha aiutato a evadere, ma i carabinieri di Varese e Gallarate sono riusciti a ricostruire nel dettaglio i suoi movimenti dei giorni scorsi, dopo la sanguinosa sparatoria di lunedì davanti al Tribunale di Gallarate di lunedì scorso e hanno scoperto due basi del gruppo che l'ha fatto fuggire. E al vaglio degli investigatori c'è anche la posizione di un uomo che potrebbe avere avuto un ruolo e che è stata sentita nella Caserma del Comando provinciale di Varese. Sarebbe stato controllato a Buscate, nell'Alto milanese, a bordo di un'auto con altre due persone che sono risultate estranee alla vicenda. Gli investigatori sperano di trarre informazioni utili su dove si trovino i due fuggiaschi anche da quanto trovato nelle due basi utilizzate per l'evasione: uno in via Celsi, a Gallarate, al primo piano in una palazzina in una corte, dove erano state inizialmente nascoste le armi usate per l'azione. Qui, con tutta probabilità, è rimasto per tre giorni Daniele, il terzo fratello Cutrì, accusato di fare parte del gruppo di fuoco che mercoledì è tornato a casa per poi essere fermato dai carabinieri che l'avevano tenuto d'occhio tutta la notte nella speranza che facesse qualche passo falso che consentisse di individuare l'evaso. L'altra base, in cui si erano rifugiati i componenti del commando e l'evaso, era a Cellio, nel Vercellese.

Nei covi oltre 100 cartucce calibro 22, targhe rubate di autovetture, parrucche, una paletta del tipo in uso alle forze di polizia, il libretto di circolazione della Nissan utilizzata nell'evasione a Gallarate. Nella villetta in stile rustico di Cellio, una delle seconde case che i proprietari sono soliti affittare per le vacanze, anche una gigantografia di Domenico e Antonino Cutrì, a simboleggiare il forte legame tra i due che ha portato Nino a farsi uccidere, pur di far evadere l'ergastolano. Nel frattempo, il gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, si è riservato di decidere sulla convalida del fermo (appaiono, però, scontate la convalida e la custodia cautelare) di Davide Cortesi, Danilo Grasso e Christian Lianza, i primi tre fermati perché accusati di aver fatto parte del gruppo di fuoco. Due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Si è saputo anche che a consigliare la compagna di Nino, Carlotta Di Lauro a tornare con il figlio di cinque anni a casa dei genitori, dove i carabinieri gli hanno notificato il provvedimento di fermo, è stato il professor Carlo Taormina, storico difensore di imputati in Tangentopoli. Era stata la ragazza a contattarlo e il legale le ha detto di tornare a casa, con tutta probabilità, Taormina, che aveva già assistito Antonino, ne assumerà la difesa, sin dall'udienza di convalida lunedì mattina.

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