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Vibo Valentia - Un detenuto 37enne si è suicidato nel carcere di Vibo. A renderlo noto, Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Damiano Bellucci, segretario nazionale. L'uomo, che svolgeva anche attività lavorativa nel carcere, è stato soccorso ma ogni intervento è risultato vano. Nel penitenziario di Vibo, ha riferito il Sappe, i detenuti sono 310, 170 dei quali appartengono al circuito di alta sicurezza, mentre la capienza è di 274 posti. “In Calabria - sostiene il Sappe in una nota - al 31 gennaio scorso erano presenti nei 13 istituti penitenziari della regione, 2.706 detenuti di cui 52 donne. I detenuti in attesa di giudizio sono 1361: 778 in attesa di primo giudizio, 279 appellanti, 200 ricorrenti in Cassazione e 104 in posizione mista”. "Il Penitenziario di Vibo, così come gli altri istituti della regione - hanno sostenuto Durante e Bellucci - soffre il problema del sovraffollamento e della carenza di personale in particolare della Polizia penitenziaria che continua ad essere costretto ad effettuare lunghi turni di servizio e ad operare con limitati mezzi e risorse economiche''.

REAZIONI

Gennarino De Fazio (UILPA): “Allarme morti nei carceri calabresi”

“Anche in Calabria è cominciata, nostro malgrado, la drammatica conta dei morti di carcere del 2014. È un suicidio, questo, che induce a serie riflessioni sull’efficacia degli interventi che si stanno attuando in ambito regionale per attenersi alle prescrizioni provenienti da Strasburgo e contenute anche nella c.d. sentenza Torreggiani della CEDU. Difatti, il circuito ad Alta Sicurezza non è stato interessato, se non del tutto marginalmente, dalle misure organizzative adottate e che pure, a nostro avviso, per il momento in Calabria sono solo un palliativo. A Vibo Valentia, peraltro, in questo momento non si registrano situazioni di criticità sotto l’aspetto del numero dei ristretti presenti ed il detenuto in questione era fra i pochi «fortunati» che potevano lavorare. Più complesso il ragionamento sull’organico della Polizia penitenziaria, che sarebbe sufficiente, se non addirittura in esubero, secondo l’Amministrazione penitenziaria, ma del tutto inadeguato invece per la gestione ed il disimpegno della molteplicità di compiti che gli sono affidati nel rispetto dei diritti degli operatori, almeno con l’attuale modello organizzativo. Proprio ieri, peraltro, ho indirizzato al direttore del carcere, dott. Mario Antonio Galati, l’ennesimo sollecito affinché vengano rivisti, attraverso il confronto con le Organizzazioni Sindacali, le modalità di impiego del personale ed i protocolli operativi”. “Se però anche in situazioni oggettive non particolarmente negative ed, anzi, del tutto in controtendenza rispetto alla media nazionale si decide di farla finita è del tutto evidente che il problema è molto più complicato di quello che si vorrebbe far credere e provvedimenti come quello varato appena ieri dal Parlamento sono utili quasi esclusivamente al Governo e quasi per nulla ai detenuti, agli operatori ed alla collettività”. “Il sistema necessita di riforme complessive la cui precondizione, come peraltro più volte affermato pure dal Presidente Napolitano, non può che essere l’emanazione di provvedimenti di indulto ed amnistia che deflazionando la presenza dei detenuti e decongestionando le procedure consentano anche di dare compiuta attuazione al lungimirante ed ambizioso progetto messo in campo dal Capo del DAP, pres. Giovanni Tamburino, e che ancora ha solo sfiorato la Calabria, peraltro ancora priva, da quasi 4 anni, di un Provveditore titolare”.

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