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Catanzaro - E’ stata dichiara dal giudice dell'udienza preliminare di Catanzaro la nullità della richiesta di rinvio a giudizio a carico di dieci fra dirigenti e tecnici del Comune di Catanzaro accusati di aver favorito Domenico Bevilacqua, noto come "Toro seduto", ritenuto dagli investigatori uno dei capi storici della criminalità rom del capoluogo calabrese. Il gup, Abigail Mellace, ha di dichiarato la nullità della successiva richiesta di rinvio a giudizio, rimandando gli atti all'Ufficio di Procura perchè tutto venga rinnovato. Il pubblico ministero, Gerardo Dominijanni, aveva chiesto di stralciare le posizioni dei soli due accusati che non hanno ricevuto l'avviso e di proseguire con gli altri, ma il gup non ha accolto la richiesta. In aula si tornerà, dunque, dopo un nuovo avviso di conclusione delle indagini e una nuova richiesta di rinvio a giudizio.

Già davanti alla Mellace si era giunti a quasi un anno di distanza dalla conclusione dell'inchiesta, che ha coinvolto dirigenti, tecnici e responsabili del Servizio controllo edilizio del territorio presso il Comune di Catanzaro e del Settore edilizia privata e Suap Settore urbanistica, cui sono contestati l'abuso d'ufficio e l'omissione di atti d'ufficio per aver lasciato, dal luglio del 2004 al luglio del 2013, che Bevilacqua realizzasse opere abusive per la sua residenza su ben 600 metri quadrati alla periferia di Catanzaro, in viale Magra Grecia, e per non aver emesso gli ordini di demolizione delle opere nonostante le numerose segnalazioni effettuate nello stesso periodo di tempo da tanti cittadini e anche dai carabinieri della Stazione di Catanzaro Lido. Gli indagati avrebbero omesso di revocare l'uso di una casa popolare alla moglie di "Toro Seduto", Carmela Amato, nonostante risultasse inadempiente rispetto al pagamento degli indennizzi dovuti, omettendo anche di riscuotere coattivamente i crediti vantati dall'Amministrazione, e senza tenere conto del fatto che la donna figura ancora residente nell'abitazione del marito, in viale Magna Grecia, invece che nella casa popolare.

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