
Vibo Valentia, 10 marzo - Il gip di Vibo Valentia ha convalidato il fermo di 21 presunti capi e affiliati alla cosca Mancuso di Limbadi, disponendo la loro custodia in carcere. I fermi, disposti dalla Dda di Catanzaro, sono stati eseguiti giovedì scorso nel corso di un'operazione condotta dallo Sco della polizia, dalla squadra mobile di Catanzaro, dai carabinieri del Ros di Catanzaro, dal Gico della guardia di finanza di Catanzaro e di Trieste e dai finanzieri della Compagnia di Vibo Valentia.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, usura ed estorsione. Secondo l'accusa, la cosca Mancuso avrebbe imposto il pagamento del pizzo anche alle altre 'ndrine della provincia vibonese. Inoltre sarebbe riuscita ad infiltrarsi nella politica ed in ambienti imprenditoriali ed istituzionali ed avrebbe anche avuto l'intenzione di delegittimare magistrati e investigatori che erano sulle loro tracce. L'inchiesta della Dda mira adesso a scoprire eventuali responsabilità di politici ed esponenti delle istituzioni e, su questo fronte, dovrebbero esserci novità a breve come ha riferito il procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Borrelli, incontrando giovedì scorso i giornalisti con il capo dell'ufficio Vincenzo Antonio Lombardi ed i vertici delle forze dell'ordine che hanno partecipato all'operazione.
Aggiornamento ore 18:00. Si costituisce nipote boss Mancuso
Si è costituito ai carabinieri di Limbadi, Antonio Cuturello, di 23 anni, sfuggito alla cattura nell'ambito dell'operazione di polizia, carabinieri del Ros e Guardia di finanza contro la cosca della 'ndrangheta dei Mancuso. Cuturello, nipote del boss Pantaleone Mancuso, di 66 anni, si e' presentato ai carabinieri dove gli è stato notificato il provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro. I Carabinieri del Ros hanno successivamente provveduto a portare il giovane in carcere.
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