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Vibo Valentia - Nell’ambito di un’operazione di polizia tributaria i finanzieri hanno sequestrato beni a imprese che operano nel settore della raccolta dei rifiuti per conto di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica su reati in materia di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società mista pubblico-privata Proserpina, cui era affidata la raccolta dei rifiuti solidi urbani a Vibo Valentia. Il sequestro ha riguardato società riconducibili ai soci privati della Proserpina, mentre la parte pubblica risulta parte offesa. Secondo l'accusa, i soci privati, che erano maggioranza in seno alla Proserpina, avrebbero sub-appaltato la raccolta a società private a loro riconducibili. Quindi non avrebbero pagato per il servizio svolto e le società si sono poi fatte assegnare i mezzi strumentali, quali autocompattatori, per un valore di circa 2,5 milioni che l'Ufficio per il commissario per l'emergenza ambientale della Calabria aveva assegnato alla Proserpina.

L’A.G. ha disposto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 13 persone, nell’ambito dell’Operazione denominata “Persefone”, risultati ricoprire incarichi societari all’interno della s.p.a. Gli accertamenti sono scattati a seguito di un’attività investigativa in materia di bancarotta in relazione al fallimento della s.p.a. a capitale misto. Le indagini sono state rivolte su due tronconi collegati, il primo riguardante l’assegnazione di 10 automezzi nuovi alla società da parte dell’Ufficio del Commissario Delegato all’Emergenza Ambiente in Calabria e il secondo ha riguardato la falsa appostazione in bilancio delle voci relative all’assegnazione degli automezzi e dei crediti vantati dalla società nei confronti dell’ufficio del commissario delegato afferenti l’incentivo per favorire la raccolta differenziata.

 

AGGIORNAMENTO

Atti trasmessi a Dda Catanzaro

''La forza di questa inchiesta è nelle carte''. Alessandro Pesce, pm titolare dell'indagine Persefone sul fallimento della società Proserpina, lo ha detto a chiare lettere. Ciò che è messo nero su bianco rappresenta, a suo dire, un punto cardine dell'attività coordinata dalla procura e condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria. Il giovane magistrato ha ribadito più volte questo concetto nel corso della conferenza stampa svoltasi alla presenza del procuratore di Vibo Valentia Mario Spagnuolo, del tenente colonnello Paolo Valle, del colonnello Michele Di Nunno e del tenente Oscar Olivieri, della guardia di finanza. Nel corso dell'incontro è stato anche riferito che gli atti sono stati trasmessi alla Dda di Catanzaro per il sospetto che la vicenda possa interessare anche personaggi legati alla criminalità organizzata. ''Questa indagine - ha aggiunto Pesce - conclude lo spettrogramma che la Procura aveva già iniziato sulla Proserpina Spa e sulla gestione dei fondi provenienti dal Commissario per l'emergenza rifiuti, e dimostra come e perché una parte di questi denari finiva nelle casse dei soci privati. In più, essa dimostra l'artificio contabile che ha consentito agli stessi soci di avvantaggiarsi. Un artificio molto sottile''.

Il pm ha evidenziato la complessità dell'inchiesta che ha potuto contare sulla presenza di un consulente contabile per mezzo del quale si è riusciti a ''stabilire in maniera trasparente ed oggettiva ciò che dalle carte era emerso. In buona sostanza, il socio privato di maggioranza aveva attivato un credito attraverso un decreto ingiuntivo, quindi un'apparente veste legale, volendo celare il vero intento, cioè favorire la soddisfazione di un altro socio della Proserpina. E questo non poteva non essere a conoscenza del commissario liquidatore il quale non ha contrastato in alcun modo la pretesa illegittima del creditore in relazione ai beni mobili, cioè agli autocompattatori''. Parole di elogio verso il pm Pesce e gli uomini della Finanza sono state espresse dal procuratore Spagnuolo, che ha ripercorso la vicenda evidenziando come la Proserpina avesse beneficiato del conferimento di 10 automezzi da parte dell'allora commissario all'emergenza. ''Ma arriva un momento - ha aggiunto - in cui la società mista inizia a subappaltare parte della sua attività a ditte private riconducibili ai soci componenti la stessa. Succede, dunque, che accumula una serie di crediti rimasti non soddisfatti. E così, nel mentre la Proserpina vive un delicato momento di crisi aziendale, i soci, che avrebbero dovuto sostenerla, chiedevano e ottenevano gli storni dei mezzi, che non potevano essere distratti, di cui oggi il gip ha disposto il sequestro. Alcuni di questi sono stati recuperati in Puglia e al riguardo stiamo vagliando tutte le carte inerenti le cessioni''.

Spagnuolo ha rimarcato come già nel 2004 la società avesse ''gravissime perdite. Nonostante questo con artifici contabili veniva rappresentata come solida. In quell'anno il capitale ammontava a 600.000 euro mentre nel 2000 era di alcuni milioni. Con questo modus operandi la situazione si è protratta fino al 2010 quando fu dichiarata fallita. Un fallimento di 10 milioni di euro. E tutto questo perché per circa sei anni si è voluto rappresentare una società florida proprio per conseguire emolumenti pubblici che aiutavano le società miste. E una grossa parte confluiva nelle casse dei soci privati perché amministratori di altre imprese operanti nel medesimo settore''. Il colonnello Di Nunno ha, infine, riferito della difficoltà incontrate nell'acquisizione e ha ricordato come il Nucleo di polizia tributaria fosse già a conoscenza, nel 2008, della situazione quando cioè fu fatta un'attività di verifica fiscale. ''Questa bancarotta - ha concluso l'ufficiale - oltre che per i numeri si caratterizza anche per i cittadini, perché i fondi che il commissario destinava alla Proserpina come automezzi, sarebbero dovuto servire a contenere la spesa collettiva per il servizio di nettezza urbana. E invece...''.

 

 

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