
Vibo Valentia - Si è conclusa l’operazione denominata “Tesla” condotta dalle fiamme gialle di Vibo Valentia mirata a colpire il fenomeno della concorrenza sleale tra aziende e dell’evasione fiscale di proventi illeciti denunciando 2 persone e contestando oltre un milione di euro di redditi derivanti dal furto di energia elettrica. In particolare, attraverso i controlli dei Carabinieri che, unitamente a personale della società Enel SpA di Vibo Valentia, hanno effettuato a cavallo tra il 2013 ed il 2014 è stato accertato che attività commerciali perpetravano furti di energia elettrica, anche ingenti, nei locali adibiti a sede dell’impresa o abitazioni private, tramite l’alterazione e/o manomissione del contatore installato. In virtù dell'accordo di collaborazione tra Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Procura della Repubblica di Vibo Valentia nel marzo 2014, le Fiamme Gialle, autorizzate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo hanno proceduto a contestare proventi illeciti nei confronti delle persone arrestate.
L’obiettivo di questa attività è stato quello di “perseguire quei soggetti economici che, attraverso il furto di energia elettrica per i quale verranno comunque sottoposti al giudizio del Tribunale, hanno potuto usufruire fraudolentemente di minori costi per loro attività economica, a scapito degli altri competitors del medesimo settore che non hanno quindi potuto agire in regime di libera concorrenza”.
Sono stati eseguiti dunque 15 interventi fiscali nei confronti di altrettante imprese, tre delle quali erano anche totalmente sconosciute al fisco, operazione che ha permesso di ricondurre a tassazione i seguenti redditi: per oltre 721mila euro, scoprendo oltre un milione di euro di reddito non dichiarato, l’Irap non dichiarata, a cui si aggiunge l'Iva non dichiarata.
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