
Corigliano Calabro (Cosenza), 26 maggio - Alla fine avrebbe confessato il minorenne sottoposto a fermo in nottata per l'omicidio della sedicenne uccisa e bruciata a Corigliano Calabro. Il minore, secondo quanto si è appreso, avrebbe detto al pm della Procura di Rossano Maria Vallefuoco, che lo ha interrogato su delega della Procura dei Minori, alla presenza dei legali di fiducia e dei carabinieri, di avere accoltellato la fidanzata Fabiana Luzzi al termine di una lite nata per il rapporto travagliato che esisteva tra loro. Un rapporto ripreso da poco e caratterizzato da gelosie reciproche. Dopo averla accoltellata, avrebbe detto il giovane, studente in un istituto diverso da quello della vittima, ha dato fuoco al corpo della ragazzina.
E' stato lo stesso ragazzo, nella serata di ieri, a indicare dove si trovava il cadavere, in una zona isolata non distante dall'istituto per ragionieri frequentato dalla vittima. Sul corpo della sedicenne sono state trovate ferite d'arma da taglio. Il coltello usato per l'omicidio non è stato trovato. Il ragazzo, venerdì pomeriggio, si è presentato all'ospedale di Corigliano con delle ustioni al volto. In un primo momento non aveva voluto fornire una spiegazione, ma dietro le insistenze dei carabinieri, ai quali, intanto, era giunta la denuncia di scomparsa della ragazza, che non era tornata a casa dopo la scuola, aveva parlato di un'aggressione subita. Una versione che non ha convinto i carabinieri, che hanno continuato a sentirlo sino a quando, nella serata di ieri, ha fornito indicazioni per il ritrovamento del cadavere. Sul luogo del ritrovamento si sono recati il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, Francesco Ferace, quello del reparto operativo Vincenzo Franzese, oltre ai militari della Compagnia di Crotone e della sezione rilievi scientifici del Comando provinciale.
Folla davanti la caserma dei carabinieri
Una folla di alcune centinaia di persone si è radunata, nella serata di ieri, davanti la sede della Compagnia dei carabinieri di Corigliano Calabro, dopo che in città si è diffusa la voce del ritrovamento della sedicenne scomparsa venerdì pomeriggio dopo l'uscita da scuola. Inizialmente sono stati compagni di scuola ed amici della ragazzina a presentarsi, soprattutto per avere notizie, poi la folla si è ingrossata e quando sono cominciate a circolare le prime voci sul fatto che la sedicenne era stata uccisa, sono state sentite grida di imprecazione e ci sono stati momenti di tensione. La situazione, comunque, è rimasta sostanzialmente tranquilla. Tra l'altro, il fidanzato della ragazza, fermato e sottoposto ad un lungo interrogatorio, è stato sentito in una caserma dei carabinieri diversa da quella che ospita la Compagnia. Col passare delle ore, la gente ha poi cominciato ad allontanarsi.
La confessione del baby omicida
Un racconto a tratti confuso e frammentario, ma in ogni caso caratterizzato da una "lucida follia" nel riferire i particolari più violenti di quanto è accaduto. Il diciassettenne reo confesso dell'omicidio della fidanzata, Fabiana Luzzi, uccisa a coltellate e data alle fiamme a Corigliano Calabro, è apparso freddo e determinato nel raccontare al pm della Procura della Repubblica di Rossano, Maria Vallefuoco, quanto è accaduto in una zona isolata del paese, poco distante, comunque, dalla scuola frequentata dalla ragazza. Il giovane ha anche tentato di scaricare parzialmente sulla ragazza le sue responsabilità riferendo di una presunta aggressione ai suoi danni. "Mi ha aggredito e l'ho accoltellata più volte", ha detto per difendersi. Nessuna spiegazione però da parte sua del perché, per incontrare la fidanzata, si fosse portato il coltello con cui l'ha uccisa. Aveva premeditato l'omicidio, ci si chiede adesso, oppure il coltello gli serviva solo perché era intenzionato a fare paura alla fidanzata? Nel suo racconto il giovane è stato lucido anche nel riferire le fasi successive all'omicidio. "L'ho colpita più volte e poi, dopo essere stato un po' in giro, sono andato a procurarmi la benzina con cui ho dato fuoco al suo corpo. Dopodiché me ne sono andato a casa". Infine, la frase agghiacciante: "Era ancora viva quando le ho dato fuoco". Il giovane era scosso per quanto è accaduto ma questo non gli ha impedito di manifestare una certa insofferenza durante l'interrogatorio. "Sono stanco, voglio andare a dormire", ha ripetuto più volte al magistrato. Il ragazzo non ha mai pianto nel corso dell'interrogatorio, né ha manifestato alcun segno di pentimento. A tratti ha palesato un minimo di emozione, ma mai alcun segno di pentimento. Un duro, insomma, malgrado i suoi 17 anni.
Vescovo: Gesto orribile ma serve perdono e preghiera
L'omicidio della sedicenne di Corigliano Calabro è, secondo l'arcivescovo di Rossano-Cariati, Santo Marcianò, un gesto "orribile e violento che certamente esige una condanna precisa". Il presule prega per i familiari della sedicenne e per il giovane omicida. "Ora - afferma l'arcivescovo - voglio invitare tutti, augurandomi che si stronchino i toni accesi della rabbia e della vendetta e si trovino gesti di solidarietà, amore, perdono per non far sentire sole le vittime di questa tragedia". Intanto domani l'arcivescovo di Rossano-Cariati incontrerà la famiglia di Fabiana Luzzi per portare loro parole di conforto e solidarietà per quanto è accaduto. "E' un gesto - afferma mons. Marcianò - ancor più efferato perché nato da una relazione tra due persone, tra due ragazzi che sembravano legati da sentimenti di affetto e, dunque, di fiducia. Lo stato d'animo di profondo sgomento, talora anche di rabbia e rancore, che invade le famiglie e l'intera comunità cittadina di Corigliano, sembrerebbe comprensibile e ineluttabile. E' necessaria, tuttavia, una riflessione più profonda che, senza pretendere di capire e, certamente, senza voler giustificare, porti tutti noi a chiederci su quale terreno possano germogliare eventi così assurdi. Nasce dunque spontanea la preghiera che, per il credente, diventa lo spazio a cui consegnare le angosce e le rabbie, il desiderio di vendetta e il dolore irrimediabile, perché tutto sia accolto e trasformato dalla misericordia infinita di Dio, unica risposta al male e al dolore dell'uomo. Preghiamo con tutte le forze per Fabiana Luzzi perché la sua innocenza e la sua esistenza spalancata sul futuro siano accolti dall'eternità dell'Amore di un Padre che non offre sorprese o tradimenti ma che abbraccia e restituisce bellezza ad ogni ferita violenta e ad ogni offesa della dignità, restituisce vita alla stessa morte. Preghiamo per la sua famiglia, perché il dolore che oggi la ammutolisce sia lenito dall'amore di molti". "Preghiamo - aggiunge l'arcivescovo - per colui che ha commesso il terribile omicidio, perché prendendo consapevolezza della gravità di quanto ha compiuto non sia sopraffatto da irrimediabili sensi di colpa ma si incontri col Dio della verità e della misericordia, che a tutti offre una strada possibile di giustizia, perdono, conversione, cambiamento di vita. Con la stessa forza, vorrei invitare tutti a prendere sul serio l'urgenza ed emergenza educativa, abbandonando una volta per tutte quell'individualismo e quel totalitarismo dei sentimenti e della libertà individuale che generano solo violenza e sopruso. "Dobbiamo - conclude - stringerci insieme per ritrovare, riaffermare e difendere con coraggio i valori della vita e della dignità di ogni persona umana, sui quali si costruisce il vivere civile".
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