
Vibo Valentia - Beni per 3 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia a due persone indagate per i reati di bancarotta fraudolenta, omessa dichiarazione e occultamento di scritture contabili. L'operazione dei finanzieri è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. I beni sequestrati consistono in un'azienda, immobili, automobili e conti correnti. Le somme sequestrate corrispondono a quelle evase al fisco.
Sequestro beni dopo bancarotta
C'è anche una impresa per il commercio di materiale edile, identica a quella sottoposta a controlli, tra i beni sequestrati dalla guardia di finanza a Limbadi, nel vibonese. L'operazione compiuta stamane dalle fiamme gialle ha portato al sequestro di beni per 3 milioni di euro nei confronti di due persone accusate di bancarotta fraudolenta, occultamento di scritture contabili e omessa dichiarazione fiscale. Il sequestro dei beni è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vibo Valentia che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica. I finanzieri hanno controllato un arco temporale che va dal 2010 al 2012, recuperando a tassazione in materia d’imposte sui redditi oltre 8 milioni di euro ed in materia di Iva quasi 1,2 milioni di euro. Le due persone segnalate all'autorità giudiziaria sono i legali rappresentanti della società. Per effetto delle violazioni nelle dichiarazioni fiscali il valore corrispondente al profitto del reato è stato quantificato in circa 3 milioni di euro, pari all'imposta evasa. I particolari dell'operazione chiamata “Tale e quale” sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, ed i vertici della Guardia di finanza.
Pm Pesce: “Contabilità fisco anomala”
“L'imprenditoria vibonese - ha detto Spagnuolo - è obiettivamente sana, purtroppo le mele marce si trovano ovunque, ma noi le stiamo da tempo eliminando”. Le indagini dei finanzieri sono state dirette dal sostituto procuratore Alessandro Pesce. “Dagli accertamenti - ha proseguito il Procuratore - è emerso come la società avesse una contabilità fiscale assolutamente anomala, con l'alterazione dei costi e dei ricavi. Non pagava l'Iva e l'Ires e risultava essere debitrice nei confronti dello Stato. A questo punto, viene fatta fallire per costituirne - come l'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri - un'altra”. Il pm Pesce, il tenente colonnello Michele Di Nunno e il colonnello Paolo Valle hanno evidenziato come "la Edil Seminara con riferimento all'anno 2010 dichiarasse utili per 50.000 euro e un fatturato per 2 milioni ma faceva registrare una movimentazione finanziaria pari a 4 milioni di euro. E stesse anomalie erano risultate anche nei due anni successivi".
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