
Trapani, 3 aprile - Ammontano ad oltre un miliardo e trecento milioni di euro i beni che la Direzione investigativa antimafia sta confiscando in queste ore in Sicilia nei confronti di Vito Nicastri, soprannominato “re del eolico”. L'operazione, la più cospicua mai effettuata in Italia, "colpisce al cuore – fanno sapere dalla Dia - l'aria grigia di cosa nostra". La mega confisca di beni sta riguardando la Sicilia occidentale, la Lombardia, il Lazio e la Calabria. I sigilli sono stati apposti alle 43 società riconducibili a Nicatri, 57 anni di Alcamo (Trapani), imprenditore leader nel settore della produzione di energia fotovoltaica ed eolica. Nicastri, coinvolto, dicono gli investigatori, in numerose vicende, anche di rilievo penale, si sarebbe "relazionato costantemente con esponenti di Cosa nostrà". Le indagini economico-finanziarie, condotte dalla Dia, hanno consentito, secondo l'accusa, di stabilire che la posizione di vertice nel settore dell'energia alternativa da parte dell'imprenditore è stata acquisita grazie alla "contiguità consapevole e costante agli interessi della criminalità organizzata". Nicastri secondo la Direzione investigativa antimafia "attraverso una tumultuosa dinamica degli affari ha intrattenuto rapporti anche con società lussemburghesi, danesi e spagnole". Per gli inquirenti "tale vicinanza ai più noti esponenti mafiosi, ha favorito la sua trasformazione da elettricista a imprenditore specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, facendogli assumere una posizione di rilievo nelle regioni del Meridione".
Nicastri e le società lametine gestite dalla moglie
A fine estate del 2010 Nicastri balzò già agli “onori” della cronaca per un maxi sequestro, ora esecutivo, della Procura di Trapani nei confronti di 43 società a lui collegate tra cui 4 aziende lametine intestate alla moglie, Ida Maruca. In città avevano sede legale, già dal 2009, la Seneca 1, la Seneca 2, la Timeo 1 e la Timeo 2, tutte a responsabilità limitata e con sede legale in via Salita Fratelli Maruca, a due passi da corso Numistrano. Tutte e quattro le società amministrate dalla seconda moglie di Nicastri, la lametina Ida Maruca, con un capitale di soli 10.000 euro ciascuna. All’epoca, l’inchiesta condotta dalla Dia assieme alla Procura di Trapani scoprì che le quattro società avevano anche un identico consiglio d’amministrazione: oltre a Ida Maruca amministratore unico, c’erano Luigi Maruca e Vincenzo Dattilo oltre a due siciliani, uomini di fiducia di Nicastri, ossia Antonino Voi di Calatafimi e Giuseppe Coraci di Alcamo. Secondo gli investigatori siciliani Vito Nicastri giunge ad investire in Calabria dopo aver sposato Ida Maruca e da fine 2009, in pochi mesi, riesce in pochi mesi ad ottenere 45 autorizzazioni per realizzare impianti eolici e fotovoltaici in tutta la regione, in particolar modo nella Locride.
Le accuse
Le indagini della Dia avrebbero ricostruito "il fitto reticolo patrimoniale degli ultimi trent'anni facendo rilevare l'esistenza di una consistente sperequazione tra i beni posseduti ed i redditi dichiarati". Nicastri realizzava e vendeva, chiavi in mano, parchi eolici o fotovoltaici. Secondo l'accusa l'imprenditore era vicino a esponenti mafiosi di varie province: Palermo, Catania, Messina, e aveva avuto contatti con la 'ndrangheta calabrese, in particolare con le 'ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino.
I beni confiscati
I beni confiscati all'imprenditore Vito Nicastri, re delle energie rinnovabili in Sicilia, su ordine del tribunale di Trapani, che erano già stati sequestrati nel settembre 2010, sono 43 tra società e partecipazioni societarie a cui si aggiungono 98 immobili (palazzine, ville, magazzini e terreni); 7 beni mobili registrati (autovetture, motocicli ed imbarcazioni); 66 disponibilità finanziarie (rapporti di conto corrente, polizze ramo vita, depositi titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento), per un valore di un miliardo e trecento milioni. Alcuni beni erano intestati a familiari o a persone vicine a Nicastri. Come, appunto, la moglie lametina Ida Maruca.
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