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Paola (Cosenza) - Lavoratori del Bangladesh sottoposti a turni anche di 26 ore con una paga di 1,50 euro all'ora, costretti a mangiare a terra, a differenza degli italiani ai quali era consentito utilizzare un tavolo, e sottoposti condizioni disumane oltre che a minacce e insulti. Il commissariato di Polizia di Paola, diretto dal vicequestore Giuseppe Zanfini, ha messo fine allo sfruttamento di alcuni lavoratori stranieri costretti a vivere in dieci in appartamenti di 70 metri quadrati, con bagni rotti e inefficienti, arrestando 5 imprenditori e due stranieri, posti ai domiciliari in esecuzione di un'ordinanza del gip su richiesta della Procura di Paola.

Sequestrata anche un'azienda agricola di Amantea di cui i cinque imprenditori sono soci. L'indagine è nata dalla denuncia di un lavoratore, stanco delle condizioni disumane alle quali era costretto. Gli indagati sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cittadini stranieri. I due stranieri svolgevano un ruolo di intermediazione, riscuotevano il denaro e rivestivano una posizione di privilegio all'interno dell'azienda.

REAZIONI

Bellanova: "Bene arresti, legge funziona" 

"Ancora una volta si dimostra l'efficacia della legge contro il caporalato. Continuiamo a lavorare per rafforzarla ulteriormente nella parte della prevenzione e restituiamo a questi uomini una vita e un lavoro dignitosi, togliendoli dall'invisibilità". Così, in una nota, la Ministra Teresa Bellanova sulla chiusura delle indagini sull'operazione condotta dalla Polizia di Stato "Uomini e caporali" ad Amantea in Calabria e che ha portato all'arresto di 7 imprenditori italiani e cittadini stranieri, ritenuti responsabili del reato di caporalato.

Sindacati: "È piaga sociale che va contrastata"

"Le indagini della Procura della Repubblica di Paola e del Commissariato di Polizia della cittadina tirrenica che hanno portato, ad Amantea, a sette arresti e al sequestro di un'azienda agricola, fanno venire alla luce un'altra squallida e terribile vicenda di caporalato e di sfruttamento in agricoltura". E' quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, i segretari generali regionali di Fai Cisl, Michele Sapia; Flai Cgil, Bruno Costa e Uila Uil, Nino Merlino. "Le condizioni disumane, di vera e propria schiavitù, in cui erano tenuti i lavoratori bengalesi liberati dalla Polizia, costretti a turni massacranti per un salario da fame - proseguono Sapia, Costa e Merlino - non sono purtroppo l'unico esempio di un fenomeno dalle radici antiche, presente in tutta la Calabria come anche altre operazioni delle forze dell'ordine hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica; una vera e propria piaga sociale che si accompagna al lavoro nero, alla mancata applicazione dei contratti di lavoro, a forme di concorrenza sleale, e che deve essere contrastata con ogni mezzo". "Mentre va il plauso e il ringraziamento delle organizzazioni dei lavoratori alla Magistratura e alle forze di Polizia per l'operazione di Amantea - sostengono ancora i rappresentanti sindacali - vogliamo evidenziare che al loro impegno si devono unire la consapevolezza della gravità di queste forme di prevaricazione e il rifiuto di esse da parte di ogni imprenditore e dell'intera società. C'è bisogno di più prevenzione e informazione, a partire dalla legge 199 del 2016. A questo mirava l'incontro del 4 giugno scorso tra la Fai Cisl, la Flai Cgil e l'Uila Uil della Calabria e l'Assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo, un confronto sul problema del caporalato richiesto dalle organizzazioni sindacali e che dovrà continuare: l'obiettivo è, infatti, quello di concordare, con le istituzioni e gli attori sociali del comparto, azioni di contrasto dello sfruttamento nel lavoro agricolo e dell'infiltrazione della criminalità in questo settore". "Il caporalato - concludono Sapia, Costa e Merlino -è 'un male antico e sempre presente, magari sotto forme diverse nel tempo e spesso ignorato' hanno scritto anche i Vescovi della Calabria in una nota recente: è giunto il momento di stroncarlo con l'impegno di tutti".

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