
Cosenza – “La mia idea è quella suffragata dalle prove: evidentemente qualcuno, quando ha saputo dell’aborto (avvenuto a Londra pochi mesi prima, ndr) di Isabella, ha voluto in qualche modo punire Denis, senza agire in maniera molto pulita, pensando di essere coperto da qualcuno. Qualche copertura deve esserci stata per forza, visto che le prove di cui si parla oggi erano a disposizione già all’epoca dei fatti. Ma nessuno, fino a oggi, ha mai avuto il coraggio di andare fino in fondo a questa storia”. È Luigi Simoni, compagno di squadra per quattro anni di Denis Bergamini ai tempi del Cosenza, a rilasciare questa dichiarazione in una intervista pubblicata sul Corriere.it a firma di Emanuele Giulianelli. Bergamini morì a 27 anni in situazioni mai chiarite completamente, il 18 novembre del 1989, sulla strada statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico. La tesi ufficiale sostiene che il giovane calciatore si sarebbe suicidato, gettandosi sotto un camion. Ma ci sono sempre stati sospetti su quanto è realmente accaduto, a causa di alcune palesi incongruenze. Recentemente è stata disposta la riesumazione della salma che doveva avvenire il 2 maggio, poi rinviata.
Simoni, che da sempre si batte affinché venga fatta luce su questo fatto, propende per l’ipotesi dell’omicidio e non crede, invece, a quella del suicidio: “Dopo qualche minuto di sofferenza e di dolore, - racconta al giornalista del Corriere.it - chiunque lo conosceva come me sapeva che Denis non poteva essersi suicidato, che mai e poi mai avrebbe potuto compiere un gesto del genere”. Simoni, che afferma di non conoscere bene la situazione, ricorda “che già ai tempi del primo processo le due testimonianze della Internò e di Pisano (l’ex fidanzata e l’autista del camion che travolse Bergamini, a cui sono stati notificati due avvisi di garanzia, ndr) erano discordanti e già questo avrebbe dovuto far pensare a chi era preposto a giudicare che c’era qualcosa che non andava. Di più non so dire di lui: forse è stato coinvolto a sua insaputa o forse è stato costretto anche lui a prendere parte a questa pantomima, a questa farsa”. Sull’aborto così commenta: “Voleva riconoscere il figlio, ma lei decise di non tenerlo, poiché lui non voleva sposarla: Isabella riteneva disonorevole la condizione in cui si sarebbe trovata a Cosenza. Per cui scelsero di abortire”. Sarebbe stato questo, secondo quanto emrge nel corso dell’intervista, uno dei moventi.
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