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Trapani – È stato catturato nella città romena di Oradea, Vito Bigione, 66enne boss mazarese inserito tra i 30 latitanti più ricercati. Era ricercato dallo scorso 28 giugno dopo essersi sottratto agli arresti in seguito a una condanna definitiva della Cassazione. L'uomo, arrestato in Romania dagli uomini della Squadra Mobile di Trapani e Palermo e del Servizio centrale operativo, è stato condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per associazione finalizzata traffico internazionale di sostanze stupefacenti. In passato, dopo nove anni di latitanza era stato arrestato a Caracas nel 2004, ma nel luglio scorso, a ridosso della condanna, aveva fatto nuovamente perdere le sue tracce.  Bigione è stato uno dei primi broker che avrebbe messo in contatto Cosa nostra, la 'ndrangheta e i cartelli sudamericani che gestiscono il traffico internazionale di cocaina. Ha spiegato il capo della Squadra mobile di Trapani, Fabrizio Mustaro: "Lo abbiamo trovato da solo con diecimila euro in contanti e una carta d'identità falsa intestata a un certo Matteo. Si trovava in un’abitazione civile al quarto piano. Era da solo e alle 9 del mattino abbiamo deciso di intervenire. Quando lo abbiamo trovato ha detto di chiamarsi Matteo, ma aveva un documento falso con lui”. L'uomo è stato arrestato a Oradea, in provincia di Timisoara, al termine di una caccia durata quaranta giorni in esecuzione di un mandato di cattura internazionale disposto dalla Procura generale di Reggio Calabria in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione del 4 luglio scorso riguardo l'operazione “Igres”. “Si tratta di un’indagine vecchio stampo - dice il questore di Trapani, Claudio Sanfilippo - che riguarda un elemento di spicco della famiglia mafiosa di Trapani". A coordinare le indagini è stata la Procura di Palermo con il procuratore aggiunto Paolo Guido e i sostituti Alessia Sinatra e Francesca Dessì. L'arresto è scattato stamattina mentre stava andando a fare la spesa. I suoi interessi e la famiglia mafiosa mazarese erano tornati centrale come emerge dalle intercettazioni raccolte dai carabinieri nell'indagine "Anno Zero" scattata lo scorso 19 aprile.

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