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Catanzaro – Condanne pesanti sono state chieste dalla procura antimafia di Catanzaro contro la banda calabro-pugliese con presunti collegamenti stabili con le cosche di 'ndrangheta di San Leonardo di Cutro, che avrebbe messo a segno l'assalto al caveau della Sicurtransport nella sede di Caraffa, in provincia di Catanzaro.

Nel corso dell'udienza con il rito abbreviato sono state chieste dal pm Paolo Sirleo nei confronti di 9 imputati per la rapina fruttata otto milioni di euro: 2 anni di reclusione per Annamaria Cerminara, 42enne di Catanzaro che ha collaborato con gli inquirenti, 14 anni per Carmine Fratepietro, 41enne di Andria, Matteo Ladogana, 47enne di Cerignola, Mario Mancino, 43enne di Cerignola, Alessandro Morra, 38enne di Cerignola, Giovanni Passalacqua, 54enne di Catanzaro, Leonardo Passalacqua, 46enne di Canzato, Pasquale Pazienza, 50enne di Bitonto, e 13 anni e 4 mesi per Dante Mannolo, 39enne di Cutro.

In base alle ricostruzioni degli inquirenti, il commando avrebbe studiato il colpo - avvenuto nel dicembre del 2016 - in ogni minimo dettaglio, dalle armi da utilizzare fino alla valutazione delle condizioni metereologiche. Per squarciare il caveau, fu utilizzato un grosso escavatore munito di punta demolitrice e furono bloccate con mezzi rubati anche le vie d'accesso.  Secondo la Dda, ad organizzare il colpo sarebbe stato Giovanni Passalacqua, esponente della criminalità di origine rom di Catanzaro che, prima di rivolgersi ai pugliesi, avrebbe chiesto il via libera delle cosche crotonesi, alle quali avrebbe garantito parte dell’ingente bottino.

Sono state già rinviate a giudizio con rito ordinario tre persone: Massimiliano Tassone, dipendente della Sicurtransport e che sarebbe stato il basista della banda, Cesare Ammirato, che avrebbe nascosto i mezzi utilizzati nella rapina, e Nilo Urso, che avrebbe procurato l'escavatore per assaltare il caveau.

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