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Crotone - “L’invito che abbiamo voluto lanciare oggi è quello di abbassare i toni, l’appello alla comunità è quello di avere fiducia in chi democraticamente è stato chiamato ad amministrare la città”. Lo ha detto il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, nel corso del sit in di amministratori e dipendenti comunali che si è tenuto questa mattina davanti al palazzo municipale, in piazza della Resistenza, a seguito dell'aggressione avvenuta ieri pomeriggio all'interno dell'edificio ai danni del consigliere comunale Fabrizio Meo e di due dipendenti dell'ente. Secondo la ricostruzione, una persona è entrata in un ufficio del settore Lavori Pubblici del Comune per chiedere un intervento per limitare la velocità delle auto su via Gioacchino da Fiore ma non essendo rimasto soddisfatto della risposta ha messo a soqquadro l'ufficio. Messo alla porta da alcuni operai del Comune, l'uomo uscendo ha incontrato prima un altro dipendente che ha aggredito fisicamente e poi il consigliere comunale Fabrizio Meo, a sua volta malmenato.

Lo stesso Meo ha spiegato che “questo gesto non qualifica la città, ma dimostra che i delinquenti possono fare determinate cose e possono vantarsene senza che alcuno intervenga. Questo produce un effetto a catena: perché non è la prima volta che pubblicamente avvengono atti intimidatori nei confronti dei consiglieri comunali. Questi sono atti delinquenziali che vengono troppo spesso tollerati e la gente deve capire che dando corda a questi personaggi non fa che fomentare comportamenti di questo tipo. Un comportamento ingiustificabile e inspiegabile. Ringrazio il sindaco che è stato insieme a me il primo a chiamare subito le forze dell'ordine”. Meo ha sporto querela contro l'aggressore.

"La situazione di crisi della nostra società parte da lontano, da un accordo venuto meno con il gruppo Fs. Abbiamo avuto due anni di disastri aziendali, poi sono arrivati il Covid, la guerra e il caro energia. Tutto questo ci ha messo in difficoltà. Abbiamo perciò dovuto seguire, tramite l'associazione degli industriali, l'iter finalizzato alla riduzione del personale per ridurre i costi". Gerardo Smurra, presidente della Simet, la società di trasporti che ha proceduto nei giorni scorsi al licenziamento di 40 dipendenti (altri 30 hanno spontanemanete rinunciato al lavoro), motiva così le ragioni della rifuzione del personale.

"Abbiamo dovuto chiudere 10 agenzie di viaggio - spiega all'AGI - abbiamo ridotto l'esercizio, abbiamo ridotto dei collegamenti. Facevamo 8 corse su Roma, adesso ne facciamo una. Il traffico è diminuito per diverse ragioni, di carattere tecnico e sociale per quanto riguarda la mobilità dal Sud al Nord. Siamo un'azienda di puro mercato, non abbiamo contributi, né rapporti con la Regione. Abbiamo avuto - sottolinea - dei ristori ma di piccolissima entità nel 2020 a fronte di un abbattimento del fatturato di circa l'80%. Avevamo 240 dipendenti, poi siamo scesi a 100 e ora siamo stati costretti, molto molto a malincuore, a  prendere altri provvedimenti attraverso le regolari procedure sindacali. La Cassa integrazione non ci è stata concessa, nonostante a gennaio ci sia stato un incontro alla Regione. La commissione consiliare competente si era impegnata a verificare la possibilità di attivare la Cig. Da aprile siamo senza cassa integrazione ma la comunicazione ci è arrivata ad agosto. Quindi da aprile abbiamo pagato finora personale che doveva essere in Cig ma che non lo è. Abbiamo dovuto per forza di cose procedere con il licenziamento di 40 persone. Operiamo da 80 anni - sottolinea - e tentiamo di portare avanti l'azienda nel migliore dei modi. Speriamo che le Fs abbiano il buon senso di mettere a un tavolo e di rivedere la situazione. Non abbiamo chiesto soldi - chiarisce Smurra - ma sempliceente lavoro che non ci è stato dato".

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