
Vibo Valentia – Tre persone sono state arrestate per la vicenda che riguarda una donna del vibonese picchiata, legata e rinchiusa nel suo garage. I Carabinieri del Comando Compagnia di Vibo Valentia hanno eseguito tre provvedimenti di custodia cautelare in carcere, a Vibo e Bologna, nei confronti di coloro che sono ritenuti i responsabili del sequestro di persona con lesioni subite dalla 40enne lo scorso 22 settembre. I tre sono indagati per aver privato, in concorso tra loro, della libertà personale una 40enne e per averla contestualmente percossa ripetutamente per oltre 17 ore con calci, pugni e bastoni.
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La vicenda trae origine dalla denuncia sporta, il 23 settembre, da un giovane 20enne ai Carabinieri di Rombiolo, per la presunta scomparsa della madre. Ricevuta la segnalazione, i militari avviavano subito le ricerche contattando telefonicamente il convivente della vittima che, durante la conversazione, si sarebbe dimostrato poco interessato alla vicenda. I militari, insospettitisi, decidevano quindi di raggiungere senza ritardo l’abitazione, trovandosi davanti l’uomo che stava trasportando a bordo della sua auto proprio la donna che gli inquirenti stavano cercando. L’uomo avrebbe così spiegato ai carabinieri che, dopo la loro telefonata, si era messo alla ricerca della compagna e l’aveva ritrovata fortuitamente riversa per strada in stato di semi coscienza, con evidenti ecchimosi sul volto e che la stava trasportando in ospedale a Vibo. La donna, arrivata in codice giallo dai medici del pronto soccorso, presentava tumefazioni e lividi sparsi su tutto il corpo, aveva profondi solchi sui polsi e sulle caviglie quali evidenti segni di legatura ed era scalza.
All’interno della sala d’attesa, giungevano contemporaneamente anche i numerosi familiari della vittima che alla vista del compagno della stessa sarebbero andati in escandescenza; l’intervento di Carabinieri e Polizia ha tranquillizzato gli animi. Sul posto interveniva anche il Comandante di Compagnia che, vista la gravità della situazione, richiedeva l’immediato intervento del Nucleo Operativo per sviluppare le indagini. La donna avrebbe dichiarato al Comandante del Nucleo Operativo di essere stata prelevata per strada e trasportata in un capannone agricolo dove veniva picchiata e seviziata. Partendo dalle sue dichiarazioni i Carabinieri hanno poi avviato serrate indagini eseguendo una serie di perquisizioni su luoghi e veicoli che sarebbero stati potenzialmente utilizzati per compiere il delitto. Venivano rinvenute due corde, un rotolo di nastro da pacchi che sarebbero stati utilizzati dagli autori per immobilizzare la vittima ed impedirle di parlare.
Le ricerche venivano estese anche nei magazzini nella disponibilità della famiglia del compagno della donna dove venivano ritrovate anche le scarpe della vittima. Le prove raccolte e alcune dichiarazioni di testimoni - riferite a momenti antecedenti al sequestro - avrebbero di ricostruire l’intera vicenda: il convivente della malcapitata, Leoluca lo Bianco insieme ai suoi fratelli Antonio e Salvatore sarebbero stati i responsabili. Da quanto ricostruito, il 22 settembre, durante il primo pomeriggio, mentre la donna era in auto con il convivente, avrebbe ricevuto la chiamata sul cellulare dal figlio 20enne che le avrebbe riferito di essere molto preoccupato poiché sarebbe stato pedinato dai fratelli di Leoluca Lo Bianco. Terminata la conversazione telefonica il figlio avrebbe perso le tracce della madre. Da quel momento in poi i Carabinieri hanno ricostruito che a seguito della telefonata sarebbe scaturita una accesa discussione con il compagno, motivo per il quale la donna sarebbe stata successivamente rinchiusa in un capannone da parte dei tre uomini, costretta mediante delle corde ad una canna fumaria per la tostatura delle nocciole, colpita con bastoni di legno e spranghe di ferro, calci, pugni, e lasciata senza cibo ed acqua fino al pomeriggio successivo, quando il compagno, che sarebbe rimato spiazzato dalla convocazione in caserma fatta dei Carabinieri di Filandari e avrebbe così deciso di liberarla e avrebbe inscenato una prestazione di soccorso in suo favore. Il movente sarebbe da ricondurre alla contrarietà del compagno della donna e dell’intera famiglia Lo Bianco, ad avere in casa i 2 figli della vittima, avuti da due precedenti relazioni. Uno dei tre fratelli è stato arrestato a Bologna, dove aveva fatto rientro all’indomani del sequestro. Gli indagati si trovano ora in carcere. Sarebbero coinvolti nella vicenda anche tre bambini, figli della coppia, che sono stati prelevati dall’abitazione ed affidati alla madre.
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