
Lamezia Terme – Ha chiesto l’ergastolo per Domenico e Giovanni Mezzatesta, il pm Domenico Galletta, durante l’udienza di stamane davanti al Giudice del Tribunale di Lamezia Terme, Carlo Fontanazza. I due imputati, padre e figlio, processati secondo il rito abbreviato, sono accusati del duplice omicidio avvenuto il 19 gennaio del 2013 a Decollatura all’interno del “bar del Reventino”, in cui furono barbaramente uccisi Francesco Iannazzo di 29 anni e Giovanni Vescio di 36.
Nell’udienza di oggi era prevista la discussione della pubblica accusa, culminata poi con la richiesta della massima pena, in quanto omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Il pubblico ministero Galletta ha parlato di “premeditazione brutale”, aggravata dal fatto che il duplice omicidio fosse avvenuto all’interno di un luogo pubblico, luogo in cui le vittime non avrebbero mai sospettato che potesse avvenire; e “premeditazione certa” per il più anziano degli imputati, Domenico Mezzatesta, 59 anni, che, secondo il Pm, non si limiterebbe a sparare una sola volta ma porterebbe a termine l’azione criminosa in due tempi, confermando così la propria volontà omicidiaria e infatti lo definisce “lucido dall’inizio alla fine, perché allontana il figlio dalla scena del crimine, quando si rende conto di poter portare a termine l’omicidio da solo”. Per quanto riguarda invece Giovanni Mezzatesta, 40 anni, detenuto presso la casa circondariale lametina, il Pm lo accusa di premeditazione perché si presenta armato all’incontro. Una tesi, questa, avvalorata dall’ormai famoso video delle telecamere a circuito chiuso del bar, reso noto da un quotidiano nazionale nei primi giorni dell’anno, in cui si vedono i due imputati entrare nel locale armati per poi sparare contro Vescio e Iannazzo.

Per quanto riguarda le lettere inviate al Pm da Domenico Mezzatesta, ancora latitante, si parlerebbe della causale del movente, ovvero continue intimidazioni e un attentato che, secondo l’imputato, sarebbe riconducibile alle due vittime. Lettere, messe agi atti, delle quali, però, ancora non è stata accertata la provenienza e che comunque non darebbero la prova per alcun collegamento tra i due fatti di cronaca, ma che rappresenterebbero, invece, sempre secondo il Pubblico Ministero, la prova della premeditazione, in quanto confermano l’esistenza di un movente per l’omicidio. Oltre alla richiesta di condanna, oggi sono state anche fissate le prossime udienze durante le quali discuteranno i legali rappresentanti dei familiari delle vittime, costituitesi parte civile nella scorsa udienza: gli avvocati Andricciola, Canzoniere e Gallo per la famiglia Iannazzo e gli avvocati Larussa e Veneto per quella di Vescio. Si comincerà il 7 febbraio per poi proseguire il 14 e il 15, mentre il 28 febbraio prossimo discuterà la difesa, l’avvocato Pagliuso, che rappresenta sia padre che figlio Mezzatesta.
C. S.
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