
Catanzaro - Dovranno comparire il 13 novembre prossimo davanti al Gup di Catanzaro per l'udienza preliminare i familiari del pentito della 'ndrangheta Emanuele Mancuso. Lo ha deciso il gip Filippo Aragona in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso e dal procuratore Nicola Gratteri. Gli imputati Giuseppe Mancuso (fratello del collaboratore), Francesco Paolo Pugliese, Maria Luisa Borrome, Giuseppe Pititto, Rosaria Rita Del Vecchio (zia del collaboratore), Giovannina Ortensia Del Vecchio (madre del collaboratore), Nensy Vera Chimirri (fidanzata e madre della figlia del collaboratore), Antonino Maccarrone, Pantaleone Mancuso (padre del collaboratore), e Desiree Antonella Mancuso (sorella del collaboratore), dovranno rispondere di violenza privata, tentata violenza privata, induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria, evasione, favoreggiamento personale, procurata inosservanza di pena, reati in materia di detenzione di armi. L'arma utilizzata dalla famiglia Mancuso per tentare di dissuadere Emanuele Mancuso dai suoi propositi di collaborare con la giustizia è stata una bambina appena nata. La minaccia, infatti, era quella di non fare più vedere la bambina al papà. Il messaggio era impresso in una fotografia che ritraeva la piccola in braccio allo zio, mentre la compagna gli scriveva: 'Puoi tornare indietro, io ci sarò, come tutti'. L'intento di fare recedere il collaboratore è riuscito ai Mancuso per un brevissimo periodo di tempo: da 20 maggio 2019 al 27 maggio successivo, quando Mancuso è stato di nuovo interrogato e ha chiesto di rientrare nel programma di protezione.
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