
Riace - I finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito, alle prime luci dell'alba, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace ed il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell’ambito dell'operazione denominata “Xenia”. La misura cautelare rappresenta l'epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. Il Gip, nei confronti del sindaco di Riace, ha respinto le contestazioni mosse dalla Procura sulla gestione dei fondi per migranti.
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L’accusa: il sindaco avrebbe organizzato matrimoni di comodo
Il sindaco di Riace Domenico Lucano avrebbe dimostrato una “spigliatezza disarmante, nonostante il ruolo istituzionale rivestito”, nell'ammettere “pacificamente più volte, ed in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell'organizzazione di matrimoni 'di comodo'”. Questo quanto emerge dall’inchiesta della Guardia di finanza diretta dal procuratore di Locri Luigi D'Alessio.
Irregolarità nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti
Riguardano anche presunte irregolarità nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti del Comune le contestazioni che stamane hanno portato all'arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano. La cittadina del Reggino è considerata un “modello”" per quanto riguarda l’integrazione degli immigrati ed il primo cittadino fu inserito dalla rivista americana “Fortune” fra le 50 personalità più influenti nel mondo. La procura di Locri, che ipotizza a carico di Lucano il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, contesta all’amministratore anche l’affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina, al di fuori delle procedure di gara previste dal codice dei contratti pubblici, a favore di due cooperative sociali, la “Ecoriace” e “L'Aquilone”. Secondo l'accusa, le due coop non avrebbero avuto i requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, perché non iscritte nell'apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore.
Le indagini avrebbero dimostrato come Lucano, “al precipuo scopo - scrivono gli inquirenti - di ottenere il suo illecito fine, a seguito dei suoi vani e diretti tentativi di far ottenere quella iscrizione”, si sarebbe determinato ad istituire un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici”. Alla "Ecoriace" e alla “Aquilone", con questo sistema, sarebbe stato affidato il servizio dall'ottobre 2012 fino all'aprile 2016. “Con tale decisione, in sostanza, si procedeva - scrivono gli inquirenti - fraudolentemente all'artificioso riconoscimento (del tutto sganciato dalla normativa vigente e dunque sprovvisto di validi effetti) in capo alle due cooperative dei presupposti necessari per la disapplicazione delle regole in materia di selezione, da parte delle amministrazioni pubbliche, dei soggetti cui aggiudicare servizi, lavori od opere”. Lucano, dunque, dopo aver rilevata la mancanza dei presupposti necessari per l'iscrizione nell'albo regionale delle due coop, avrebbe fatto approvare alla Giunta da lui presieduta un albo comunale simile a quello previsto dalle norme, poi avrebbe suggerito al Consiglio comunale di procedere all' assegnazione diretta per poi procedere pù volte, alla proroga dell'affidamento. Affidando in via diretta alla "Ecoriace" ed alla "Aquilone" i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, Lucano avrebbe procurato alle due cooperativo un ingiusto vantaggio patrimoniale quantificato in circa un milione di euro.
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