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Milano - C'è anche una grande bandiera arcobaleno ad aprire il corteo della XXVIII Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si tiene a Milano, quando cadono i trent'anni della strage mafiosa di via Palestro. Proprio stamattina alle 7, prima del corteo, i parenti delle vittime e le autorità hanno commemorato i morti di quella strage. In testa al corteo, partito da corso Venezia e diretto in piazza Duomo, con lo striscione con la scritta 'È possibile', slogan della giornata, ci sono il segretario della Cgil Maurizio Landini e il presidente e fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala che prima di sfilare ha salutato uno ad uno i parenti in prima fila delle vittime della mafia. Proprio loro indossano le foto dei familiari morti per mano della criminalità organizzata.

Tra di loro, Paolo Setti Carraro, fratello di Emanuela, morta nell'attentato insieme al marito, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. C'è poi Vincenzo Agostino padre di Antonio, agente di polizia ucciso nel 1989 da Cosa nostra. Sono 500 i parenti delle vittime arrivati a Milano per l'occasione, anche dall'estero ad esempio dal Messico. Al corteo partecipa anche la segretaria del Pd Elly Schlein che sarà in piazza Duomo.

Si procederà con la lettura dei nomi delle 1.069 vittime innocenti della criminalità organizzata. Considerati i gravi fatti di Steccato di Cutro, la lettura dei nomi delle vittime comprenderà anche gli 88 migranti che hanno perso la vita nel naufragio sulle coste calabresi. "Oggi a Milano leggeremo anche i nomi degli ultimi migranti morti a Cutro, perché riteniamo che dietro a quelle morti ci siano giochi di interessi e poteri forti, in una dimensione criminale che è sempre più ampia”. Così Luigi Ciotti, sulla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia. Perchè, affermano da Libera: pronunciare ad alta voce i nomi dei migranti morti nel naufragio del 26 febbraio scorso significa "provare a salvarli quantomeno dall’oblio, senza cadere nella trappola della retorica tipica di molte celebrazioni".

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