
Catanzaro - Pino e Luciano Scalise sono stati riconosciuti dal Gup di Catanzaro, Pietro Carè, come i mandanti dell’omicidio di Francesco Pagliuso (avvenuto la sera del 9 agosto 2016 intorno alle 10 mentre l'avvocato rincasava, nel cortile della sua abitazione in via Marconi) perpetrato da Marco Gallo (secondo quanto stabilisce la sentenza di primo grado che ha condannato quest'ultimo all'ergastolo). Secondo quanto è scritto nelle motivazioni della sentenza “Reventinum”, che condanna entrambi gli Scalise all’ergastolo, Luciano, in particolare, è il soggetto che “intrattiene i rapporti con Gallo, ne garantisce la remunerazione dei servigi instaurando un rapporto quasi di sangue, riceve la prima notizia del buon esito dell’incarico e si preoccupa della strategia difensiva e di un sostegno economico alla famiglia del killer, contemporaneamente preparandosi a un’eventuale latitanza”. Mentre il padre Pino, considerato dagli inquirenti il capo storico della cosca, come emerge dalle risultanze investigative, era consapevole delle condotte di Gallo.
Il delitto, scrive il giudice, è stato commissionato perché l'avvocato Pagliuso era dagli Scalise ritenuto responsabile di aver agevolato e favorito il capo della cosca rivale Domenico Mezzatesta, sia nel processo che vedeva quest'ultimo, insieme al figlio Giovanni responsabile del duplice omicidio di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, sia nel periodo della latitanza di Mezzatesta durante la quale veniva ucciso Daniele Scalise, figlio di Pino e anch'egli ritenuto elemento di spicco della sua consorteria.
Il sequestro e le minacce all'avvocato Pagliuso
Le condotte ai danni dell'avvocato Pagliuso da parte degli Scalise, viene ricostruito nelle motivazioni della sentenza, accorse nel periodo 2012-2013, “possono considerarsi l'antefatto al suo omicidio, perpetrato nell'agosto del 2016 perché “rivelano quell'avversione nei confronti del noto penalista, sulla quale si strutturerà, dopo la morte Daniele Scalise e il successo professionale nella difesa di Giuseppe Mezzatesta nel processo per gli omicidi Vescio-Iannazzo, il movente vendicativo alla base del mandato omicidiario conferito dai vertici della cosca Scalise al killer Marco Gallo”. Il riferimento in particolare all'episodio che ha visto il legale essere stato incappucciato e condotto in un bosco del Reventino, malmenato e accusato di scarso impegno nella difesa di Daniele Scalise e posto davanti a una buca.
Le minacce durante un funerale
Durante il funerale di Giovanni Vescio, ucciso con Francesco Iannazzo in un bar di Decollatura, il padre del ragazzo, ricostruiscono i giudici, si sarebbe rivoltato contro Pino Scalise e gli avrebbe detto: “Pino, mio figlio è morto per colpa di tuo figlio, quindi, è meglio se te ne vai di qua”. Pino Scalise avrebbe replicato promettendo vendetta: “Non vi preoccupate che i vostri figli li vendicherò io” e ce n’è pure per l’avvocato”.
B. M.
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