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Reggio Calabria - Quattro cittadini afghani, accusati di favoreggiamento pluriaggravato dell'immigrazione clandestina e di esercizio abusivo dell'intermediazione finanziaria, sono stati arrestati in Francia e Germania dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria. Le misure cautelari nei loro confronti sono scattate a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese, guidata da Giovanni Bombardieri. Sono stati sequestrati il veicolo utilizzato per il trasporto dei migranti e il denaro profitto del reato.

Nell'ambito della stessa indagine, denominata "Parepidemos", i carabinieri hanno sequestrato un furgone che sarebbe stato utilizzato per il trasporto dei migranti ed una somma di denaro provento del traffico di esseri umani. L'inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha portato agli arresti si è sviluppata attraverso i canali di cooperazione internazionale, con particolare riguardo a Eurojust, sul lato giudiziario, che ha coordinato le attività di indagine a livello europeo, comprese le intercettazioni e le rogatorie internazionali. All'inchiesta ha fornito il proprio contributo anche l'Europol, che ha supportato gli investigatori italiani mettendo a disposizione le banche dati in uso all'Ufficio europeo di polizia. Con i carabinieri, guidati dal colonnello Massimiliano Galasso, he guida il Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno collaborato, in Germania, il Direttorato per la lotta al crimine della Bundespolizei e, in Francia, la Police nationale e le Brigate mobili di ricerca della Direzione centrale della polizia di frontiera di Bordeaux e Marsiglia.

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Afghani abbandonati sulle Alpi innevate

Nell'ambito dell'operazione "Parepidemos" sul traffico di migranti, i carabinieri hanno arrestato gli afghani Mohammad Younos Yawar di 43 anni, Mohammad Salim Ghafouri (53 anni), Narbhai Ahmadi (33 anni) e Mohammad Javid Attae (42 anni). Quest'ultimo è stato catturato in Germania mentre i primi tre indagati sono stati arrestati in Francia. Nei confronti di tutti è stata disposta un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'inchiesta, coordinata dal sostituto della Dda Sara Amerio è iniziata nell'ottobre 2020 quando i carabinieri hanno notato uno dei quattro arrestati, Mohammad Younos Yawar, che con un furgone con targa francese si trovava a Bova Marina nei pressi di un centro di accoglienza dove i migranti appena arrivati in Italia, durante il periodo della pandemia venivano tenuti in isolamento sanitario temporaneo. Gli accertamenti investigativi, disposti dalla Dda, hanno consentito di registrare i movimenti dell'afghano che, dopo avere fatto salire a bordo 10 connazionali, ha percorso l'intero territorio nazionale, facendo tappa in Abruzzo, in Lombardia e in Liguria, uscendo successivamente dall'Italia. Prima di fare ingresso nel traforo del Frejus, però, Yawar ha lasciato i migranti in montagna a pochi chilometri dal confine. Subito dopo l'uomo è stato fermato dai carabinieri della stazione di Bardonecchia ed era l'unico occupante del mezzo. Sui sedili posteriori del mezzo c'erano alcuni bagagli dentro i quali sono stati trovati pannolini per bambini e vestiti non appartenenti all'indagato. Il furgone, inoltre, era dotato di un vano, creato ad hoc nella parte posteriore, per nascondere le persone. L'abbandono dei migranti, tra cui alcuni minori, in montagna, al freddo e alle intemperie, ha indotto la Procura reggina a contestare anche le aggravanti di aver esposto le persone trasportate a pericolo per la loro vita. Dalle intercettazioni, inoltre, è emerso che per salvare i migranti abbandonati sulle Alpi l'indagato avrebbe preteso di essere pagato prima del viaggio. "Ora vado a prenderli se mi date 1.300 euro" avrebbe affermato Mohammad Younos Yawar che il 4 novembre 2020 è stato arrestato dalla polizia francese a Montgenevre mentre tentava di oltrepassare il confine con sei connazionali clandestini. All'indagato è stato contestato, infine, l'aggravante di avere riservato ai migranti un trattamento inumano e degradante per averli nascosti nel furgone.

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