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Catanzaro – Sono 166 le organizzazioni criminali in Calabria che contano oltre 4000 affiliati dei quali 2000 si trovano nel distretto di Catanzaro. Sono i dati forniti dal presidente della Corte d'appello di Catanzaro Domenico Introcaso in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. 

“Un dato reputo particolarmente allarmante e su questo intendo concentrare il fuoco dell'attenzione: quello degli innocenti finiti senza colpa in custodia cautelare e dei soldi spesi dalla Stato in risarcimenti per ingiusta detenzione. Il numero di vittime continua ad aumentare senza sosta, così come il denaro che viene versato nei loro confronti a titolo di indennizzo. Eppure questa emergenza non sembra interessare gli addetti ai lavori, quasi che le persone che finiscono in carcere ingiustamente ogni anno, e che per questo ricevono un indennizzo costituiscano un “dato fisiologico”, una sorta di “effetto collaterale” inevitabile di fronte alla mole dei processi penali che si celebrano nelle aule dei tribunali italiani. Con buona pace del danno inestimabile (impossibile da risarcire)alle persone interessate, delle vite private e professionali distrutte, delle conseguenze psicologiche gravissime”.  Lo scrive il procuratore generale della Repubblica Otello Lupacchini, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Distretto del capoluogo calabrese. Il  Distretto della Corte d'Appello di Catanzaro è, infatti, quello che registra il maggior numero di casi indennizzati e per il sesto anno consecutivo si è confermato nei primi tre posti con 158 persone che, nel 2017, hanno subito un'ingiusta detenzione; seguono i Distretti di Roma, con 137, e di Napoli, con 113.

Immediata la replica del presidente della Corte d'appello di Catanzaro Domenico Introcaso: "La misura e i risarcimenti, ai quali si riferisce il procuratore generale, coprono un arco di tempo che va dal 2010 al 2014/15. Sicuramente è per fatti risalenti dal 2010 al 2014. Per fatti ascrivibili certamente ai ritardi, questa volta, anche della Corte". Per quanto riguarda "l'appiattimento", ha aggiunto Introcaso, "certamente è un fenomeno assolutamente esecrabile però il 'corto circuito' non credo che possa essere limitato e contenuto al rapporto gip-Procura ma a tutta la dinamica propria del processo cautelare". In un rimpallo di battute tra Introcaso e Lupacchini si è poi giunti a individuare le responsabilità di tutti gli organi giudicanti.

A puntare il dito invece contro le criticità nella dotazione organica dei magistrati del Distretto del capoluogo, è stato sempre il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Domenico Introcaso: “Le piante organiche di tutti gli uffici del distretto (requirenti e giudicanti) – ha affermato Introcaso - sono inadeguate sia in relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo. L’aumento di organico ha consentito una migliore aggressione dell’arretrato ma restano sopravvenienze elevatissime, soprattutto per la qualità. La varianza resta singolarmente stabile: vi è assoluta simmetria tra nuovi ingressi di magistrati in prima destinazione e trasferimenti. Le dinamiche relative ai trasferimenti – ha aggiunto il presidente della Corte d’appello - presentano una ricorrenza temporale ormai quadriennale, in coincidenza con il periodo di maturazione del requisito minimo di permanenza nell’ufficio, tale da determinare scoperture medie del 25% nei sette tribunali del distretto, con punte drammatiche a Castrovillari, Catanzaro e Vibo”. 

Per ciò che concerne la presenza di organizzazioni criminali sul territorio Introcaso ha affermato: “Il distretto di Catanzaro – ha sostenuto il presidente della Corte d’appello - presenta numerose associazioni, variamente articolate e strutturate con segmentazioni operative a riferimenti omogenei ma diverse nelle imputazioni personali. Le dinamiche espansive conducono all’esportazione dei moduli organizzativi locali calabresi, stabili nelle regole di azione, immutati nelle strutture, in rapporto organico e funzionale con i nuclei originari, dai quali traggono genesi e derivazioni, ma nuovi nelle attività criminali. In tal modo si corrompe l’elemento centrale dell’economia capitalistica, “il mercato”, con tutte le conseguenze in termini economici e sociali. Questa modalità – ha rilevato Introcaso - si riversa immediatamente nei settori maggiormente produttivi e più facilmente aggredibili, gli appalti pubblici, con ricadute in termini di pregiudizio e corruzione del procedimento elettorale, di formazione e raccolta del consenso, perché la procedura per l’appalto pubblico coinvolge gli amministratori eletti. La gestione del consenso trova ragione nella legislazione di decentramento politico e di creazione di organismi amministrativi intermedi, tali da lineare una potestà amministrativa diffusa (si pensi alla centralità dei sindaci, eletti direttamente) per sua natura e funzione titolare di discrezionali incidenti direttamente sull’andamento generale dell’amministrazione, e per questo aggredibile, anzi di facile e diretto accesso da parte delle organizzazioni criminali”.

B.M.

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