Salta al contenuto principale

DPP_5554.jpg

Lamezia Terme - Due giovani, due amici di trentaquattro e trentatré anni, sono le vittime dell’incendio doloso divampato nella notte tra il 4 ed il 5 aprile nel pub Tonnina's di Catanzaro lido. Sarebbero stati proprio loro due, Giuseppe Paonessa e Eugenio Sergi, entrambi di Borgia, ad aver appiccato il rogo del quale hanno perso la vita.

La Polizia che ha avviato serrate attività investigative per chiarire la dinamica dei fatti, è arrivata a ricostruire quanto accaduto quella notte: dalla chiusura del locale avvenuta intorno alle 23:30 all’incendio costato la vita ai due giovani. Ci sarebbe un tentativo di truffa assicurativa alla base del rogo. Questo quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile di Catanzaro che ha, inoltre, sottoposto a fermo un 47enne, Gennaro Fiorentino, collaboratore e parente del titolare del pub Tonnina’s.

Secondo l'accusa i due giovani avrebbero agito su incarico di Fiorentino che era intenzionato a truffare l'assicurazione lucrando il rimborso per fare fronte ad una seria esposizione debitoria.

Quando una bomba nel 1992 distrusse un deposito di abbigliamento a Lamezia

Un episodio che riporta alla mente una vicenda analoga avvenuta 26 anni fa a Lamezia Terme. Era il 24 maggio 1992. Una bomba, poco dopo le 23 di quella domenica, distrusse un deposito di abbigliamento, biancheria e corredi di Rocco Barresi.

Sotto le macerie venne trovato il corpo di Pasquale Mercurio di 37 anni. Altri due giovani di 22 e 23 anni, Nicola Colacchio e Pasquale Gualtieri, furono ricoverati a causa delle ustioni riportate.

Erano anni difficili per Lamezia. A maggio del ’91 furono uccisi i due netturbini Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano e, nel gennaio ‘92 venne consumato l’omicidio del sovrintendente della Polizia Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano. Lamezia, inoltre, stava facendo i conti anche con il primo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

foto-gazz.jpgFoto Rochira - Gazzetta del Sud del 1992

La magistratura lametina e le forze dell'ordine cercarono di ricostruire tutti i tasselli di quell’esplosione che si è trasformata in tragedia. “Per un raggio di due chilometri è come se ci si trovasse in un campo di battaglia, come se questo edificio di viale delle Vittorie, in contrada Pilli, fosse stato centrato da una granata di grosso calibro con il relativo carico di sangue e distruzione” scriveva il giornalista Marcello Mento sulla Gazzetta del Sud dopo l’incendio.

All’epoca non vi erano strumenti tecnologici e telecamere di videosorveglianza per ricostruire la dinamica dell’accaduto ma solo elementi e prove materiali. Per tali fatti si è poi accertato che i tre provenivano da Isola Capo Rizzuto, distante cento chilometri da Lamezia Terme. Anche Giuseppe ed Eugenio, le vittime del Tonnina’s pub, non erano del posto ma provenivano da un paese vicino, Borgia.

Anche in questo caso, così come allora, era stata ipotizzata un’estorsione dietro l’incendio. Questo almeno in un primo momento. Le indagini hanno poi portato ad ipotizzare un tentativo di truffa assicurativa dietro l’episodio delittuoso di Catanzaro.

Ne sono certi gli investigatori che hanno arrestato il presunto mandante.  Anche a seguito dell’incendio che distrusse il deposito di abbigliamento di Lamezia il titolare fu arrestato. “L’incendio, che provocò un danno di oltre 600 milioni di lire sarebbe stato voluto dal Barresi per lucrare l’assicurazione della quale il deposito era coperto”. Questo quanto avrebbe riferito il superteste pugliese, Antonio Fiorentino, e riportato da un articolo a firma di Ugo Caravia sulle pagine della Gazzetta del Sud dell’epoca. La notizia finì anche su La Repubblica con un articolo a firma del giornalista Filippo Veltri e su alcune agenzie di stampa nazionali.

Oggi, lo scheletro dell’edificio di via Gronchi, allora contrada Pilli, è rimasto fermo a quel 24 maggio del 1992 a testimoniare quell’orrore. Non è più stato ricostruito dopo essere stato distrutto da circa 25 chili di esplosivo, probabilmente nitroglicerina. A Catanzaro lido, invece, il Tonnina’s è stato distrutto con circa 80 litri di benzina che è stata cosparsa per tutto il locale con un nebulizzatore per agricoltura.

Molto probabilmente in entrambi i casi gli autori hanno commesso qualche errore, a Lamezia, nella confezione dell'ordigno che è quasi scoppiato nelle mani di Mercurio uccidendolo sul colpo. A Catanzaro, secondo gli inquirenti, il combustibile, evaporando negli ambienti, avrebbe saturato l’aria e una volta innescato l’incendio da parte dei due intrusi, si sarebbe determinata un’esplosione che li ha imprevedibilmente investiti ed impossibilitati a sfuggire alle fiamme che sono immediatamente divampate, uccidendoli.

A perdere la vita, in tutte e due i casi, dei giovani, rimasti intrappolati in un piano mortale che loro stessi avevano organizzato. Spinti da chissà quale ragione ad appiccare l’incendio che gli costerà la vita.

Ramona Villella

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.