
Catanzaro - L'inchiesta “È dovere” è alle battute finali della fase preliminare. Il procuratore di Catanzaro, Graziella Viscomi, chiusa la fase investigativa ha infatti chiesto il processo per quattro persone con le accuse a vario titolo di corruzione e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico: Maria Gabriella Rizzo, 57 anni, dirigente regionale ed ex responsabile anticorruzione della Regione, Laura Miceli, 68 anni, imprenditrice di Spilinga (Vv), Antonio Tolomeo, 40 anni, componente della commissione di vigilanza sui finanziamenti dei Piani di investimenti produttivi, e Deborah Valente, 50 anni, residente a Tropea (Vv).
L'inchiesta è stata portata avanti dalla procura di Catanzaro e dalla Guardia di finanza e ad ottobre aveva mosso i primi passi, con l'emissione degli avvisi di garanzia e di due misure cautelari agli domiciliari per la dirigente regionale e l'imprenditrice turistica. L'ipotesi degli investigatori è che la dirigente Rizzo, in servizio al dipartimento Turismo, e Tolomeo, anch'egli dirigente, avrebbero favorito l'imprenditrice Miceli nell'elaborazione dei bandi destinati al settore e nella liquidazione dei fondi. Inoltre, secondo l'accusa, all'imprenditrice sarebbe stata garantita una sorta di consulenza costante per garantire non solo la corretta partecipazione ai bandi ma anche la finalizzazione dei fondi. Dal canto suo, Miceli avrebbe contraccambiato attraverso soggiorni gratuiti nelle sue strutture ricettive in Calabria e Toscana, cene e regali. Adesso toccherà al giudice per l'udienza preliminare Paola Ciriaco valutare le richieste della Procura e le posizioni dei diversi indagati e decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio, dando così il via al processo.
G.V.
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