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Potenza - Arriva ad un’ulteriore svolta l’inchiesta portata avanti dalla Procura di Potenza sul petrolio in Basilicata che, a fine marzo, ha portato allo scoperto un presunto traffico illecito di rifiuti petroliferi e lo smaltimento illecito degli stessi. I pubblici ministeri, Laura Triassi e Francesco Basentini, hanno chiuso le indagini, sui subappalti di Tempra Rossa e l’inquinamento del centro oli di Viaggiano. Due i filoni, Tempa Rossa ed Eni e 70 indagati in totale, reati ambientali e corruzione i principali capi d'accusa contestati.

Sessanta gli indagati e 9 le società, a cui oggi la squadra mobile di Potenza e i Carabinieri del Noe hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari relative ad alcune parti dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata coordinata dalla Procura del capoluogo lucano. Tra gli indagati, oltre all’Eni, compare anche l’Ecosistem srl di Lamezia Terme. 

Nell’elenco delle persone indagate anche il presidente del Cda dell’Ecosistem, Rocco Aversa, Salvatore Mazzotta, amministratore delegato della società e Antonio Curcio, dipendente dell’Ecosistem. Nell'elenco dei 70 indagati non c'è invece il nome del sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo (Pd). La posizione di De Filippo - che nei mesi scorsi era stato indagato per il reato di corruzione per induzione a fini elettorali - è stata separata e per lui, così come per altri indagati, si profila una imminente richiesta di archiviazione.

La chiusura delle indagini, arriva in contemporanea con il deposito delle motivazioni del Tribunale del Riesame sul sequestro dell’impianto Eni, che il 16 aprile scorso aveva confermato il sequestro di due vasche e del pozzo di reiniezione al servizio del centro oli dell'Eni in Val d’Agri. Nelle motivazioni si legge come sia "fondata" l'accusa contro l'Eni di aver smaltito illecitamente nel centro oli di Viggiano, i rifiuti prodotti dall'estrazione del petrolio, con procedure che hanno fatto conseguire all'azienda un "ingiusto profitto" (per milioni di euro). 

La compagnia "confida - è scritto in una nota - di poter dimostrare, nella nuova fase processuale che si apre, la assoluta correttezza e legittimità dei propri comportamenti". E, sempre un portavoce della compagnia, ha ribadito la correttezza del proprio operato e conferma che il Centro Olio Val d'Agri rispetta le best practice internazionali”, oltre a rimarcare la loro volontà di “massima collaborazione alla magistratura e il proprio interesse a che possa essere fatta chiarezza sulla vicenda. Gli esiti delle perizie indipendenti che la società ha promosso, non solo ribadiscono la correttezza dell'impianto ma anche l'assenza di rischi sanitari e ambientali”. Intanto i legali dell’Eni andranno in Cassazione a chiedere la rimozione dei sigilli per riavviare la produzione ferma dal 31 marzo.

 

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