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Catanzaro – Ha chiesto la condanna di tutti e sei gli imputati, con pene che vanno da un massimo di quattro anni di carcere a un minimo di un anno e quattro mesi, il pubblico ministero Elio Romano al termine della sua requisitoria nell’ambito del processo con rito abbreviato per un presunto voto di scambio nelle elezioni per il consiglio regionale del 2005 che riguarda anche alcuni membri della cosca Giampà di Lamezia.

La pubblica accusa ha chiesto una condanna a quattro anni di reclusione per Romolo Villirillo e Aldo Notarianni, 2 anni e 8 mesi la richiesta per Angela De Feo, mentre per i tre collaboratori Rosario Cappello; Pasquale Giampà, e Angelo Torcasio è stata chiesta la condanna ad un anno e 4 mesi di reclusione. Per Saverio Cappello, la sua posizione è stata stralciata e rinviato il processo al 19 gennaio, quando ci sarà la discussione del Pubblico ministero.

Per quanto riguarda la posizione di Vincenzo Bonaddio, che aveva scelto il rito ordinario, il pubblico ministero Elio Romano ha insistito nella richiesta di rinvio a giudizio e ha discusso anche la difesa ma la decisione del giudice arriverà nell’udienza del 31 gennaio. Si tornerà in aula il 19 gennaio per le arringhe difensive che continueranno nell’udienza del 31 gennaio, quando dovrebbe essere anche emanata la sentenza.

I fatti per i quali sono a processo gli imputati risalgono all’elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del 3 e 4 aprile 2005: il reato ipotizzato, infatti, è quello dello scambio elettorale politico-mafioso. Anche secondo quanto raccontato dai collaboratori Gennaro Pulice e Giuseppe Giampà, la De Feo, in qualità di candidata in forza al partito Socialista, Nuovo Psi, per quelle consultazioni, avrebbe avvicinato, con la mediazione di Romolo Villirillo, ritenuto gregario della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta Giampà di Lamezia affinché gli procurassero voti.

In cambio, sarebbero stati corrisposti 50mila euro, somma effettivamente poi consegnata nelle mani dell’indagato Pasquale Giampà, membro della cosiddetta “commissione” della cosca lametina per la ripartizione del denaro con gli altri maggiorenti dell'organizzazione mafiosa.

A distribuire ad affiliati e simpatizzanti il materiale di propaganda elettorale sarebbero stati, tra gli altri, i Cappello che, dopo l’avvio della loro collaborazione con la giustizia, hanno dichiarato di aver ricevuto 5mila euro della somma pagata dalla De Feo, che poi avrebbero distribuito in piccole tranche da 100 euro ai collettori di voti a disposizione della cosca impegnati sul territorio. Nessuno scranno, comunque, per la De Feo, che, come hanno rilevato gli inquirenti, sarebbe stata lei stessa, a rivolgersi per chiedere la restituzione della somma, ancora una volta al Villirillo che, direttamente o tramite propri sodali, interessò esponenti di spicco della ‘ndrangheta lametina, contattati anche in ambito carcerario. 

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Gambardella e Giusy Caliò.

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