
Lamezia Terme - Va ai domiciliari Luigi Petruzza, 53 anni, assistente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Catanzaro, arrestato lo scorso febbraio dalla squadra mobile di Catanzaro perché ritenuto responsabile dei reati di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso e corruzione aggravata dalla finalità mafiosa. Il giudice di Catanzaro ha, infatti, accolto l’istanza dei legali di Petruzza, mandando ai domiciliari il 53enne che era rinchiuso a Rebibbia.
In particolare a Petruzza è stato contestato di aver agevolato le comunicazioni interne all’Istituto Penitenziario tra alcuni detenuti della cosca Giampà, operante a Lamezia Terme, nonché di aver favorito il passaggio di informazioni tra i soggetti reclusi della stessa cosca e i sodali in stato di libertà.Il provvedimento cautelare trova fondamento nelle attività investigative svolte dalla squadra mobile, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, mirate a riscontrare le propalazioni di diversi collaboratori di giustizia nella loro qualità di ex esponenti di spicco della cosca Giampà.
Quindi le dichiarazioni rese dal capocosca Giuseppe Giampà, 35 anni, e dalla moglie Francesca Teresa Meliadò, 29 anni, hanno chiarito le responsabilità di Petruzza, zio di quest’ultima, il quale in più circostanze si è reso disponibile nel consegnare le direttive scritte da Giuseppe Giampà agli affiliati in stato di libertà durante lo stato di detenzione di quest’ultimo e nel recapitare le relative risposte all’interno della Casa Circondariale dove prestava servizio. Per tali prestazioni Petruzza ha ricevuto beni e servizi a titolo gratuito da parte di alcuni affiliati alla cosca Giampà.
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