
Lamezia Terme, 12 gennaio – Nell’ordinanza dei fermi nei confronti dei presunti affiliati al clan “Cerra-Torcasio-Gualtieri” disposti ieri dalla Dda di Catanzaro ed eseguiti dai Carabinieri nei confronti di Nicola Gualtieri, Giovanni Torcasio, Domenico Torcasio e Davide Saladino emergono ulteriori particolari che avrebbero fatto scattare questo provvedimento. In particolare, in questa come in altre operazioni, appaiono interessanti le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia anche se, è bene ricordarlo, l’operazione di ieri denominata “Remake” è stata possibile grazie al fondamentale apporto di due aziende lametine che hanno denunciato i loro estorsori. Di seguito, invece, riportiamo alcuni stralci di interrogatori e dichiarazioni rese a riguardo dal boss Giuseppe Giampà e da Umberto Egidio Muraca (quest'ultimo prima appartenente proprio a questo clan prima di schierarsi con i Giampà) in merito al clan dei Torcasio-Gualtieri. Nelle confessioni riportate qui di seguito e nell’ordinanza di fermo, emergono particolari anche sul movente che ha condotto all’uccisione di Gualtieri-Coccodrillo, alla ripartizione del territorio da parte delle cosche e l’ammissione che, per una delle due aziende che hanno denunciato i loro aguzzini, le estorsioni erano ben note.
“Qui di seguito si riporta un ulteriore passaggio delle dichiarazioni di Giuseppe Giampà rese nel corso dell’interrogatorio del 27/09/2012, da cui – come anticipato, è possibile trarre elementi idonei a collocare la figura del “Coccodrillo” nella ‘ndrangheta lametina, desumibili dal movente della sua uccisione”.
GIUSEPPE GIAMPA': “Per quanto attiene al movente, Gualtieri Nicola, fu ucciso sempre in quanto esponente di spicco della cosca avversa dei Torcasio-Gualtieri e anche perché qualche settimana prima dell’omicidio nei pressi dell’abitazione di Molinaro Maurizio alle 5 di mattina erano stati visti aggirarsi Gualtieri il “brutto” e suo figlio; temevamo che potevano porre in essere qualche azione o nei confronti di Molinaro Maurizio oppure nei miei confronti poiché dalla suddetta abitazione si poteva osservare il capannone dove era ubicata la mia attività di distribuzione alimenti; i due erano stati notati da Vasile Francesco; altro motivo era legato al fatto che qualche tempo prima dell’omicidio vi era stato un incontro al quartiere Trempa presso l’abitazione di OMISSISS tra me, Ottorino Ranieri, Nicola Gualtieri per valutare la possibilità di portare ancora avanti il discorso della “pace” visto che be avevano parlato anche in carcere i Gualtieri con mio cugino Pasquale Millelire”. Per gli inquirenti tali dichiarazioni rese da Giampà hanno una valenza “particolarmente significativa anche con riferimento alla collocazione della stessa cosca Torcasio-Gualtieri-Cerra nel contesto della criminalità organizzata lametina, tale da giustificare il rilevante livello di intimidazione in cui versano le persone offese e di cui le stesse hanno parlato”.
In tal senso nell’ordinanza di fermo si rendono note anche le dichiarazioni di UMBERTO EGIDIO MURACA il quale dice “per come mi chiedete effettivamente Chirico Giovanni e Chirico Giuseppe titolari della Edil Chirico sono da tempo sottoposti ad estorsione, soprattutto sotto forma di prelievo di materiali edili , sia da parte dei Giampà sia da parte dei Torcasio, anche perché la loro ditta si trova nel territorio di Capizzaglie che è notoriamente sotto il controllo dei Torcasio, così come via del Progresso, Pianopoli, Feroleto e parti del centro di Nicastro sono sotto il controllo dei Giampà i quali si possono spingere anche fino a Maida ed Accaria, Fronti e Zangarona, i Gualtieri operano in Nicastro ed in piazza d’Armi oltre alla zona della Trempa ove risiedono, così come la zona di Sambiase, Sant'Eufemia, ex Sir è sotto il controllo della cosca Iannazzo che arriva sino a Gizzeria, Falerna e Nocera Terinese”. Muraca nelle sue dichiarazioni agli inquirenti ha spiegato anche i rapporti tra il defunto “Nicola Gualtieri, il Coccodrillo, (quello ucciso a seguito di agguato mafioso del 25/11/2010) e Saladino Davide anche se quest’ultimo personaggio non è riconosciuto dal Muraca per nome e cognome, ma solo fisicamente come il soggetto a cui era formalmente intestata la ditta edile che il collaboratore sapeva essere riconducibile al predetto Nicola Gualtieri”.
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