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Lamezia Terme - Una truffa assicurativa è la vicenda al centro del Processo, costola di “Perseo”, che vede imputati Francesco Cosentino, Giovanni Scaramuzzino, Antonio Voci, Franco e Luigi Trovato, che si sta celebrando nel tribunale lametino davanti al presidente Carè e, a latere, i giudici Martire e Prignani. A ricostruire la vicenda, nell’aula Garofalo, insieme al Pm Marta Agostini e, successivamente, rispondendo alle domande della difesa, gli avvocati Siracusano, Marchese e Rosa, è proprio la ‘vittima’: l’artigiano Antonio De Vito.

De Vito sarebbe stato vittima di un pestaggio, sfociato poi in un episodio di sinistro simulato. Il tutto, spiega in aula il testimone, avrebbe avuto origine da una discussione tra suo figlio e Alessandro Trovato: “una lite scaturita in quanto ubriaco”. Il padre, successivamente avrebbe chiesto chiarimenti sull’accaduto ad Alessandro Trovato ma, dopo un’accesa discussione, afferma: “siamo finiti per colpirci a vicenda”. Il testimone ricorda poi che sarebbe intervenuta una terza persona, Francesco Gigliotti che, armato di una mazza di ferro e taglierino, lo avrebbe aggredito. Diverse le contestazioni fatte dal Pm Agostini al racconto del testimone sulla base dei verbali resi da Antonio De Vito alle forze dell’ordine dopo i fatti avvenuti sei anni fa. De Vito è stato poi portato in ospedale e, appena svegliato, si sarebbe trovato davanti Franco e Luigi Trovato insieme ad Antonio Voci, in rapporti con De Vito in quanto clienti di lavoro.

“Visto che io ero svenuto - riferisce in aula la vittima - mi dissero che avevano detto che le ferite me le ero provocate a seguito di un incidente stradale. Mi dissero di confermare e di stare tranquillo che avrebbero pensato a tutto loro”. “In quel momento ho accettato”, dichiara De Vito che, a causa delle ferite riportate, è stato un anno in convalescenza. A curare la vicenda dal punto di vista legale, l’avvocato Scaramuzzino. “Mi ha accompagnato nello studio Antonio Voci – racconta ancora De Vito - perché non potevo guidare”. All’avvocato, De Vito, portava i certificati medici. “Ad un certo punto - prosegue - mi ero stancato e volevo prendere tutti i documenti. Poi è venuto Gino Trovato e mi ha ‘consigliato’  di lasciar perdere e andare avanti”. Una volta l’avvocato l’ha anche accompagnato ad una visita oculistica, rivela il testimone in aula.

Alla fine di questa vicenda, l’assicurazione liquidò 33.500 euro: 16.750 andarono alla vittima, così come confermato in aula, una parte, quella per le spese legali, all’avvocato, e la restante parte “non so a chi è andata”, afferma De Vito. “Si era parlato di incidente stradale e quindi continuai a parlare di incidente”, “io voglio solo dimenticare”, dice ancora il testimone e, protagonista, di questa vicenda. In aula anche il dottore Vescio che ha visitato Antonio De Vito per conto dell’assicurazione. “In un primo momento - riferisce in aula chiamato a testimoniare - ho dedotto dalle ferite che si trattava di lesioni procurate da un corpo contundente, e per quanto riguarda il caso specifico potevano quindi essere state le schegge del parabrezza a ferirlo”.

Il Pm sottopone al teste alcune foto raffiguranti le ferite riportate da De Vito: “la visita medico legale avviene dopo diversi giorni” afferma il teste. Per quanto riguarda uno degli imputati, Francesco Cosentino, che sarebbe stato colui che avrebbe condotto il veicolo nel “falso sinistro”, Antonio De Vito afferma di non conoscerlo così come l’altro teste che riferisce di aver visitato solo De Vito. Il processo è stato poi rinviato al 7 febbraio alle 11:30 quando verranno sentiti i primi collaboratori citati dal Pm: Giuseppe Giampà e Angelo Torcasio.

R.V.

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