
Lamezia Terme – Quattro condanne e un'assoluzione, in primo grado, per gli imputati del processo, costola di “Perseo”, che riguarda un caso di un pestaggio avvenuto ai danni di Antonio De Vito e un episodio di un sinistro simulato. Il Tribunale di Lamezia Terme, in composizione collegiale (presidente Maria Teresa Carè e, a latere, Prignani e Martire) ha ritenuto responsabili dei reati ad essi ascritti: Franco Trovato, Luigi Trovato e Antonio Voci alla pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione e 6.500 euro di multa (il Pm aveva chiesto la pena di 10 anni di reclusione e 10mila euro di multa); Giovanni Scaramuzzino alla pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione e 4.500 euro di multa (il Pm aveva chiesto 9 anni di reclusione e 8mila euro di multa). È stato assolto, invece, Francesco Cosentino “per non aver commesso il fatto”. Gli imputati, inoltre, sono stati condannati anche a risarcire la compagnia assicurativa, costituitasi parte civile per la somma di 37.700 euro.
L’inchiesta giudiziaria è maturata nell’ambito dell’operazione “Perseo” e i fatti risalgono al 2010. Le indagini del caso erano state affidate dal sost. Proc. Elio Romano al Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Lamezia, all’epoca dei fatti al comando del Ten. Col. Fabio Bianco. L’origine delle attività investigative si trova in alcune dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Giampà che aveva fatto cenno anche ad un’aggressione fisica che sarebbe stata posta in essere a danno dell’artigiano, per futili motivi. In quella circostanza, secondo il racconto del collaboratore, i fratelli Trovato, per impedire che la vittima sporgesse denuncia, chiesero l’intervento del boss Giuseppe Giampà. Ma, nel periodo in cui si verificano gli eventi oggetto dell’inchiesta, i finanzieri del Nucleo Mobile stavano intercettando i telefoni di Antonio Voci e Giuseppe Catroppa (attuale collaboratore), ai quali il Giampà si era rivolto, a fronte della richiesta ricevuta dai Trovato, per intercedere presso la vittima affinchè la stessa non denunciasse il fatto alle autorità.
Quindi, dallo spunto delle dichiarazioni rese da Giuseppe Giampà, confermate successivamente anche da altri collaboratori, i finanzieri del Nucleo Mobile hanno ricostruito l’intera vicenda anche grazie alle informazioni rese dalla stessa vittima. Dalle attività investigative è emerso che la vittima dell’aggressione, quindi, dopo essere stato accoltellato, sfregiato e preso a martellate fino a svenire, si è trovato a dover dire in ospedale di essere stato vittima di incidente stradale affiancato da un legale che altri per lui avevano già incaricato per le pratiche. Il legale è stato identificato nell’avvocato Giovanni “Chicco” Scaramuzzino. Nel corso del processo sono stati anche ascoltati i collaboratori Angelo Torcasio, Giuseppe Giampà, Battista Cosentino, Giuseppe Catroppa e Piraina.
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