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Lamezia Terme - Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto un imputato per false attestazioni finalizzate all’ottenimento del reddito di cittadinanza, con la formula "perché il fatto non sussiste", accogliendo la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Rosario Perri.

Una decisione che pone al centro un principio fondamentale del diritto penale, evidenziano dalla difesa: "la responsabilità non può essere  affermata sulla sola base di eventuali irregolarità documentali, ma richiede l’accertamento degli elementi costitutivi del reato contestato. Proprio su questo punto si è sviluppata la strategia difensiva dell’avv. Perri, che ha concentrato la propria argomentazione sulla mancanza dell’elemento soggettivo del reato e sull’assenza del dolo specifico, contestando che l’imputato avesse agito con la consapevolezza e la volontà necessarie a integrare l’illecito penale". L’argomentazione difensiva ha quindi mirato a dimostrare che "non fosse possibile attribuire all’assistito una condotta penalmente rilevante in assenza dei necessari presupposti soggettivi e della consapevolezza richiesta dalla fattispecie. La formula assolutoria «perché il fatto non sussiste» assume particolare rilievo, poiché esprime un esito pienamente assolutorio, distinto dalle ipotesi in cui il reato venga riconosciuto ma non sia punibile per altre ragioni". La vicenda si inserisce nel più ampio quadro delle garanzie costituzionali che governano il processo penale. L’articolo 27 della Costituzione sancisce il principio della responsabilità penale personale, che impone di accertare la responsabilità del singolo alla luce della condotta concretamente tenuta e degli elementi richiesti dalla legge.

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