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Lamezia Terme - Un sistema criminale consolidato che avrebbe puntato a condizionare, stravolgere e manomettere il delicato settore delle aste giudiziarie. Questo il quadro dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 12 persone, all'emissione di 9 misure di interdizione e al sequestro di beni dal valore di oltre 8 milioni di euro.

"E' stata un'indagine molto complessa - ha spiegato il procuratore capo di Lamezia Terme, Salvatore Curcio nel corso della conferenza stampa - perché ci siamo imbattuti in sistematiche fughe di notizie, che ci hanno costretto a ricorrere a più accortezze investigative".

Il ruolo di Calidonna

"Siamo di fronte a un sistema fraudolento consolidato e conosciuto a molti anche all'interno del tribunale. In totale sono 86 le persone indagate e quasi 100 i reati contestati. Un'indagine delicatissima, sulla quale hanno lavorato anche i magistrati appena arrivati".

Il ruolo centrale - stando alle indicazioni degli investigatori - lo avrebbe avuto l'arrestato Raffaele Calidonna, titolare di un'agenzia di assicurazioni e servizi intestata alla figlia (ai domiciliari): "Questo soggetto - hanno affermato gli inquirenti - avrebbe ottenuto informazioni preziose, ottenendo ribassi fino all'80% o, addirittura, facendo andare deserte le aste per far crollare i prezzi. E' un sistema criminale che vede coinvolti funzionari della giustizia, cancellieri e avvocati".

Secondo l'accusa, Calidonna avrebbe in alcuni casi personalmente partecipato ai raggiri e in altri si avvaleva di compiacenti collaboratori, tra cui avvocati e commercialisti, e di complici interni al palazzo di giustizia, oltre che dell’agenzia d’affari e servizi intestata alla figlia. Così riusciva ad ottenere ribassi e informazioni riservate relative alle aste giudiziarie dei suoi clienti. Quando le notizie non risultavano utili per il raggiungimento dello scopo, Calidonna avvicinava gli altri offerenti, li avrebbe, sempre secondo l'accusa, intimiditi al fine di farli desistere adducendo vicinanze ed appartenenze a cosche locali.

Spesso avrebbe stipulato preventivamente accordi con curatori, custodi e professionisti delegati alla vendita. Gli accertamenti economico-patrimoniali eseguiti dalla Guardia di Finanza hanno anche permesso di ricostruire l’effettiva capacità patrimoniale illecitamente accumulata nel corso degli anni da alcuni degli indagati, per il complessivo valore di quasi quattro milioni di euro, a fronte di esigue posizioni reddituali dichiarate. Sarebbe stata anche pilotata l'aggiudicazione di immobili oggetto delle turbative d’asta, del valore complessivo di quattro milioni e mezzo di euro. Il reato di autoriciclaggio contestato ammonta a circa 270 mila euro, quale provento da attività delittuosa, in quanto Calidonna e i suoi prestanome, negli anni dal 2006 ad oggi, hanno acquistato all’incanto 20 unità immobiliari per 1 milione di euro, rivendendole successivamente per 1 milione e 270 mila euro.

 

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