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Lamezia Terme – Sono gravi elementi indiziari e investigativi ad aver portato gli inquirenti a disporre un fermo nei confronti di Davide Belville e Francesco Gigliotti, i due giovani accusati di essere i responsabili “del gravissimo atto criminale accaduto a Lamezia Terme la sera del 30.3.17, che solo per pura casualità non ha determinato il verificarsi di una strage”. A scriverlo, nel dispositivo di fermo, sono il sostituto procuratore Elio Romano e il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, che individuano i due giovani come gli autori materiali dell’attentato che, con una bomba, ha colpito il negozio “Il Fornaio”, esplodendo la sera del 30 marzo scorso.

Ci è voluta una settimana per incastrarli e mettergli le manette. Fatti che – come sottolineano gli inquirenti nel dispositivo – “per mera casualità non hanno determinato la morte o il ferimento di più persone”. In un filmato, infatti, registrato a pochi minuti dall’esplosione si vede un gruppo di ragazzi che passa proprio davanti all'esercizio commerciale 'Il Fornaio' oltre al fatto che la strada era frequentata nei minuti immediatamente antecedenti l'esplosione “[…] nonostante ciò – si legge nel dispositivo - i due indagati hanno deciso, pervicacemente, di agire ugualmente”. Questa è stata una delle aggravanti per Belville e Gigliotti proprio perché, come scrivono ancora gli inquirenti: “[…] è importante rilevare come tra il momento in cui il Belville posiziona l'ordigno e il momento della deflagrazione intercorrono parecchi secondi, tempo in cui era ben possibile, attesa la centralità dei luoghi, che qualcuno potesse passare per quel marciapiede o per quella strada e così rimanere pesantemente coinvolto nella esplosione stessa”.

Le indagini e la ricostruzione tramite i filmati della videosorveglianza

Dal canto loro i titolari del negozio, gestito dalla famiglia Angotti, hanno sporto denuncia e sentiti dalle forze dell’ordine hanno ribadito di “non avere alcun sospetto su nessuna persona e di non avere avuto mai minacce o danneggiamenti in passato, sottolineando anche che il negozio in via Adige l'hanno aperto solo nell'anno 2014”.

Come hanno fatto, comunque, gli investigatori, ad arrivare all’identificazione dei due ragazzi? Fondamentali le videocamere che si trovavano nella zona interessata dall’esplosione e dal percorso fatto dai due ragazzi in motorino, mentre non è stato possibile utilizzare le videocamere del negozio vittima dell’attentato poiché, nonostante ne avessero fatto richiesta, non erano state ancora montate, né all’interno, né all’esterno. Per gli inquirenti, comunque, i filmanti sono stati determinanti: “[…] l’estrapolazione e la visione delle immagini registrate dalla telecamere di videosorveglianza posizionata sopra l’esercizio commerciale […] di fronte alla panetteria danneggiata, faceva emergere che alle ore 23.36.42, poco prima dell'esplosione, sopraggiungono due persone in motorino, che si fermano in via Piave alcuni metri dopo la panetteria, dove attendono qualche secondo, e poi il passeggero, di corporatura snella, alto, con giubbino verde, modello “parka”,  scende per posizionare un ordigno, che ha in mano, alla porta di ingresso dell'attività “Il Fornaio” e scappare subito via per raggiungere il complice sul motorino alle ore 23.37, con successiva esplosione a distanza di pochi secondi”. Uno dei due ragazzi, colui che avrebbe posizionato la bomba al negozio, sarebbe proprio Belville, incastrato dal suo parka verde. Gli agenti, infatti, visionando i filmati dell’attentato lo hanno riconosciuto: un giubbotto sequestrato il giorno dopo l’esplosione, in seguito ad una perquisizione nella sua abitazione e che sarebbe lo stesso parka verde che Belville indossava in un altro filmato, di qualche giorno prima e che faceva riferimento alle indagini per furto e tentata rapina su cui si erano concentrati gli investigatori. Tutti elementi che alla fine si sono rivelati utili per incastrare quelli che sono considerati i colpevoli.

L’intercettazione della telefonata tra i due ragazzi e l’organizzazione dell’attentato

A questo, si aggiunge il fatto che la polizia monitoravano da tempo sia Davide Belville che Francesco Gigliotti e anche le loro chiamate erano intercettate e i due, proprio la sera dell’attentato, hanno diverse conversazioni telefoniche in cui si capisce che stavano pianificando qualcosa. Una prima chiamata risale alle 20:59:

Belville: incomprensibile

Gigliotti: ma con chi sei? ... [voci si accavallano]

B.: che stai facendo, tu? [voci accavallate]

G.: che là "te 'mpari regolare” (impari per bene, ndr)

B.: sei uscito?

G.: stasera (incomprensibile)

B.: eeeh!

G.: eeeh!

B.: nove e mezza? nove e mezza?

G.: eh?. .. cioè anche più tardi

B.: poco poco

G.: noo... quello è l'orario

B.: ti chiamo dopo

G.: perché? ... ciao”

Successivamente arriva un messaggio a Gigliotti dove viene scritto “mezz'ora massimo un’ora e arrivo” e alle 23.28, proprio neanche dieci minuti prima dell’attentato, Gigliotti chiama Belville per dirgli di scendere perché sta passando a prenderlo sotto casa sua:

B.: avanti!

G: Scendi (incomprensibile)…esci, esci! cambiati!

B.: vabbè c’è la sera buona?

G.: se se (asserisce) ciao”.

 

Gli inquirenti: “Si evidenziano infine le modalità mafiose”

Ma, a queste conversazioni telefoniche, si aggiungono i riscontri date dalle videocamere dalle quali “[…] emerge - scrivono gli inquirenti - la perfetta corrispondenza alle predette comunicazioni”. Il motorino incriminato si ferma davanti alla casa di Belville, e successivamente percorrere le strade del centro per arrivare al luogo dell’attentato. Motorino che poi sarà ritrovato, il giorno dopo, dai carabinieri abbandonato nei pressi di Platania.

Per gli inquirenti, comunque, non c’è dubbio: “[…] si evidenziano infine le modalità mafiose, idonee di applicazione ex art.7 dl. 152/1991 dell'azione compiuta”. Una modalità mafiosa che, secondo gli inquirenti si evince dal fatto che i due “disponevano di ordigno di micidiale potenza, attesi i danni conseguenti alla deflagrazione dello stesso ed il possesso di tale materiale dimostra una non occasionalità dei comportamenti criminosi, nonché la disponibilità di esplosivo che è verosimilmente da ascrivere alla loro appartenenza alla criminalità organizzata; l’aver inoltre compiuto tale gesto alle ore 23:30 circa di giovedì sera, quando moltissime erano le persone in circolazione per le vie del centro (basti pensare che era in corso uno spettacolo nel vicino teatro “Grandinetti” distante poche decine di metri) e non aver desistito neanche davanti alla presenza di quattro ragazzi che […] sono transitati sul luogo dell’esplosione, meno di un minuto prima della stessa, denota altresì una pericolosità sociale ed una spregiudicatezza nei comportamenti criminali”.

C.S.

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