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Lamezia Terme - Pasquale Notarianni, arrestato a luglio 2013 nell’ambito dell’operazione Perseo, rimane agli arresti domiciliari. A stabilirlo, la Corte di Cassazione che, mutando l’orientamento in tema di reato associativo, ha accolto il ricorso degli avvocati Leopoldo Marchese ed Alessandra Marchese, annullando l’ordinanza del Tribunale della Libertà di Catanzaro.

Pasquale Notarianni erano stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione dal Tribunale collegiale di Lamezia per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Nel novembre scorso, su istanza del difensore, il Tribunale di Lamezia Terme aveva cambiato la misura cautelare, dal carcere ai domiciliari. La Procura distrettuale di Catanzaro aveva fatto appello a questa decisione, successivamente accolta dal Tribunale della Libertà.

A renderlo noto sono gli stessi legali che, in una nota, spiegano: “Dunque, considerato che il Notarianni è stato condannato in primo grado alla pena di anni 7 di reclusione per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, gli stessi giudici, riprendendo l’insegnamento della Suprema Corte,  statuivano: “…in tema di valutazione delle esigenze cautelari, se la misura della custodia in carcere è stata applicata in relazione a plurimi reati, per uno dei quali è prevista la presunzione ex art. 275 c.p.p., comma 3, quando sia stata pronunciata condanna per tali reati unificati dal vincolo della continuazione, configurando come satellite quello per il quale la legge prevede la suddetta presunzione, non è possibile, in sede di valutazione della richiesta di sostituzione della misura cautelare, scorporare il reato satellite e considerare la corrispondente porzione di sanzione detentiva coperta dal presofferto cautelare, eliminando dalla valutazione la relativa presunzione di pericolosità”. Ora, però, - aggiungono - sembra assistersi ad un’importante inversione di rotta, rimanendosi tuttavia in attesa delle motivazioni della Suprema Corte. Allo stato, comunque, parrebbe esservi stato un segnale di cambiamento da parte degli stessi giudici di legittimità che, accogliendo la tesi svolta nel ricorso dagli avvocati Leopoldo Marchese ed Alessandra Marchese, hanno annullato l’ordinanza del Tribunale del riesame, mantenendo per il Notarianni la misura cautelare degli arresti domiciliari. Il difensore, nel suo ricorso e all’udienza di discussione del 20 aprile 2016 davanti agli Ermellini, ha evidenziato la necessità di attualizzare la valutazione in tema di esigenze cautelari, svincolandosi dalla presunzione assoluta di adeguatezza della detenzione carceraria per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e valorizzando tutti gli elementi del caso concreto idonei a dimostrare quantomeno un affievolimento delle stesse esigenze”.

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