Lamezia Terme - La Corte di Cassazione, al termine dell'udienza che si è svolta ieri, ha confermato il dissequestro di 300mila euro disposto dal Tribunale di Catanzaro a carico di Alberto Statti e della società cooperativa Agricola Lenti e, nello stesso tempo, confermato l’annullamento, deciso dal Tribunale di Catanzaro, sempre nel mese di settembre 2017, della misura cautelare personale interdittiva anch’essa adottata nei confronti di Alberto Statti. A darne notizia è lo stesso imprenditore lametino e presidente di Confragricoltura Calabria, nei cui confronti la procura di Lamezia Terme ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di estorsione continuata ai danni dei propri dipendenti. Le indagini - portate avanti dalla Guardia di finanza sotto il coordinamento del procuratore capo di Lamezia, Salvatore Curcio - erano scaturite nell'inchiesta Spartaco. La prossima udienza si terrà il prossimo 26 giugno.
La notizia odierna è, comunque, rappresentata dalle decisioni della Suprema corte che. "all’esito dell’udienza che si è tenuta ieri dinanzi alla sesta sezione penale, Presidente Paoloni - fa sapere lo stesso Statti - ha rigettato il ricorso proposto dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme avverso le ordinanze del Tribunale della Libertà di Catanzaro che, per la seconda volta, ha annullato il decreto di sequestro emesso dal gip di Lamezia Terme della somma di circa 300 mila euro. Anche il Procuratore Generale presso la Suprema Corte ha chiesto il rigetto del ricorso presentato dalla Procura di Lamezia Terme, ritenendolo infondato. La Suprema Corte ha accolto la richiesta dei difensori, avvocati Antonio Mazzone, Foro di Locri e Franco Giampà, Foro di Lamezia Terme, dichiarando il ricorso inammissibile". "Continuo a credere fermamente nell’operato dei magistrati - afferma in ultimo Statti - e attendo fiducioso che la giustizia faccia il suo corso".
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