
Lamezia Terme - È uscito di casa armato portando con sé anche l’abbigliamento di ricambio oltre ad una tanica di benzina poi utilizzata per dar fuoco agli indumenti. Particolari agghiaccianti emergono dal racconto del 54enne Giuseppe Guadagnuolo, reo confesso dell’omicidio di Angelo Pino avvenuto nella notte tra sabato 19 e domenica 20, freddato con tre colpi di pistola. Unica colpa dell’ex agente di polizia penitenziaria, l’aver trascorso una serata in compagnia dell’ex moglie del 54enne dalla quale si stava separando. Non era mistero che l’ex marito non avesse accettato questa nuova relazione. È lui stesso a descrivere ai carabinieri (e poi a confermarlo davanti al giudice) gli ultimi giorni che hanno poi portato all’omicidio di quello che avrebbe visto come il suo “rivale” in amore. Era risaputa “l’indole violenta dell’uomo” e “la sua insofferenza rispetto alla nuova relazione” dell’ex moglie, scrive il gip Emma Sonni nell’ordinanza di convalida del fermo e di applicazione di misura cautelare. L’uomo aveva pensato a tutto, anche a come eliminare le tracce del delitto. Non ha retto, però, davanti alla figlia. Nel corso di una conversazione fra i due, infatti, scrive il giudice “incalzato dalla stessa, il Guadagnuolo ammetteva gli addebiti, autoaccusandosi dell’omicidio di Pino Angelo”.
Eseguita l’autopsia
Ieri, inoltre, a Germaneto è stato eseguito l’esame autoptico, disposto dalla Procura della Repubblica di Lamezia, sul corpo dell’ex agente di Polizia Penitenziaria. L’esame scientifico, condotto dal medico legale, serve a riscontrare il racconto di Guadagnuolo, accertare le modalità e il numero dei colpi che hanno attinto Angelo Pino. I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Renzo Andricciola, hanno nominato un proprio consulente di parte per partecipare alle operazioni peritali.
La ricostruzione del delitto
Ha fornito una ricostruzione puntuale e lucida degli accadimenti, Giuseppe Guadagnuolo. In una dichiarazione spontanea l’indagato racconta anche della procedura di separazione “del tipo breve con la mia ex moglie. Questo perché già da tempo lei aveva deciso di lasciarmi, cosa che già tre anni orsono aveva fatto. Detta situazione, però all’epoca, durò un mese, o poco più, poi lei ritornò a vivere con me. Ad agosto 2019, invece, come previsto per legge, abbiamo confermato la separazione in corso. Devo dirvi però che se all’epoca avessi saputo che lei aveva un altro non le avrei concesso la separazione. Infatti, io solo da poco, e cioè dal 16 settembre, sono venuto a conoscenza del fatto che mia moglie frequentava un altro uomo. È stata lei stessa che, quel giorno, mi ha detto 'prima che lo vieni a sapere da altri' che si stava frequentando con uomo in amicizia. Non sapevo chi fosse quest’uomo fino a mercoledì scorso”. Guadagnuolo si riferisce a quando, appostatosi nei pressi del luogo di lavoro della figlia, ha visto l’ex moglie che, avvicinatasi a lui, gli avrebbe detto: “Non ti è bastato che ti ho denunciato? Ancora mi segui?... Adesso vado di nuovo dai carabinieri”.
Accecato dalla gelosia, l’uomo avrebbe maturato l’omicidio di Angelo Pino. Agli inquirenti ha raccontato nel dettaglio i momenti prima e dopo il delitto, poi riscontrati anche tramite la visione delle telecamere e grazie all’impronta della mano trovata sull’auto di Pino: “Ieri sera, in considerazione del fatto che era sabato, decidevo di uscire per vedere se riuscivo a rintracciare la mia ex moglie con il suo nuovo compagno. Transitando casualmente nei pressi di via Luigi Settembrini, ovvero in prossimità della Stazione Carabinieri di Sambiase, avevo modo di notare l’autovettura di mia moglie, ho deciso di appostarmi per vedere chi l’avrebbe accompagnata. Preciso che in quel momento ero armato di pistola, e che lo ero già da un mese e, cioè tutte le sere in cui avevo il sospetto che mia moglie potesse uscire con qualcuno…”. E, aggiunge “ho fatto vari giri sia a Sambiase, poi a Sant’Eufemia e poi anche a Falerna Marina, sempre per rintracciare mia moglie”. Poi, non avendola trovata, Guadagnuolo ha deciso di ritornare dove aveva visto la donna lasciare la sua vettura: “appostandomi a circa un centinaio di metri dalla stessa e precisamente quasi alla fine di via Luigi Settembrini, lato nord. Ivi ho atteso il rientro”. Vendendoli tornare, l’uomo ha seguito l’auto che aveva poco prima accompagnato l’ex moglie “Dopo aver girato nella via che passa davanti alla chiesa della Madonna delle Grazie, l’ho sorpassato, chiudendogli la strada: lì mi sono fermato, sono sceso a piedi, mi sono avvicinato alla portiera lato guida e gli ho detto “Bastardo! Ti sei divertito?” e gli ho sparato con la pistola”.

Il tentativo di eliminare le tracce: “Con la benzina ho dato fuoco agli indumenti”
Con lucidità Guadagnuolo racconta anche i momenti dopo il delitto: “Dopo di che ho lasciato la zona, a bordo della mia vettura, recandomi in zona Elemosina di Sambiase, ove un tempo possedevo un terreno. In quel luogo mi sono disfatto dell’arma, lasciandola in un vicino dirupo”. In quel luogo l’indagato ha infatti condotto i carabinieri che hanno poi effettivamente trovato l’arma clandestina che, precisa sul punto: “l’ho trovata 30 anni fa, la custodivo in montagna, in una cassaforte”. E, aggiunge: “A seguito di ciò sono andato alla località Sant’Eufemia di Lamezia Terme, ove c’è una fontana, nei pressi del cimitero: lì mi sono un po’ sciacquato il volto”. Ricorda anche cosa indossava quella sera, racconta dei vestiti di ricambio portati e che, evidenzia ancora nel suo racconto nel corso delle spontanee dichiarazioni nell’ammettere la sua responsabilità: “ho provveduto a riempire una bottiglietta di benzina che poi mi è servita per dare fuoco agli indumenti”. Il gip, a seguito della confessione e dei riscontri effettuati, ha convalidato il fermo di Giuseppe Guadagnuolo (difeso dall’avvocato Canzoniere), applicando nei sui confronti la custodia cautelare in carcere.
Ramona Villella
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