
Lamezia Terme – Si ritorna a parlare d’inquinamento nell’area di San Pietro Lametino. E’ di oggi la notizia del sequestro da parte della Guardia Costiera di Vibo Valentia di un’area dove abbondavano rifiuti speciali nei pressi del torrente Turrina, a due passi dal mare e dalla fitta vegetazione. Tra i rifiuti speciali ritrovati nell’area sottoposta a sequestro anche lastre di amianto frantumate e bruciate. Un danno all’ambiente e alla salute umana per la dispersione nell’aria di polveri inquinanti dannose se inalate dall’uomo. Tra i rifiuti ritrovati, oltre all’eternit, anche pneumatici, materiale elettrico ed elettronico vario, un frigorifero, uno scaldino elettrico, materiale plastico vario, legname, derrate alimentari, materiale di risulta di lavori edili, vestiti e, infine, documentazione commerciale che è stata prelevata e custodita presso il Capitaneria di Porto di Vibo Marina e che potrebbe fornire indicazioni su chi abbia abbandonato tali documenti. Infatti, dal Comando della Capitaneria di Porto di Vibo fanno sapere che “sono state avviate le indagini da parte dei militari del Servizio Operativo per verificare la possibilità di individuare, grazie all’analisi dei vari rifiuti in essa rinvenuti, uno o più autori che nel corso del tempo hanno destinato l’area a discarica di rifiuti non autorizzata”. L’area interessata dal sequestro si estende per circa 200 metri quadri sulla sponda nord del torrente “Turrina”. Gli Ufficiali di polizia giudiziaria presenti sul posto hanno avvisato il Pm di turno della Procura di Lamezia e hanno proceduto al sequestro probatorio d’urgenza dell’intera area mentre la custodia dell’area è stata affidata, come da prassi, al dirigente del Settore Protezione Civile e Ambiente del Comune di Lamezia Terme, ovvero l’ingegnere Pasqualino Nicotera.
Un’area, quella nei pressi dell’area industriale a San Pietro Lametino già in passato oggetto di sequestri per discariche abusive e, addirittura, interramento di rifiuti industriali così come avevamo segnalato in una nostra inchiesta e su cui poi la magistratura aprì un’indagine con conseguente sequestro da parte della guardia costiera. Le successive indagini portarono effettivamente alla scoperta di depositi di fibra di vetro e fanghi di depurazione con la necessità di bonifica dei luoghi interessati.

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