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Lamezia Terme - La Polizia di Stato a seguito di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale del capoluogo ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di esponenti delle cosche Giampà, Torcasio e Cerra, per l’omicidio di Pasquale Izzo e Giovanni Molinaro, avvenuto nel dicembre del 2000. Le vittime, al momento del delitto, si trovavano all’interno di un affollato bar di Lamezia Terme; localizzate dal commando omicida, vennero fatte segno di numerosi colpi di revolver ed uccise. La ricostruzione investigativa della Squadra Mobile di Catanzaro e del Commissariato di Lamezia Terme sotto la Direzione della Direzione Distrettuale Antimafia ha permesso di accertare che il delitto venne deciso e programmato dai vertici della ‘ndrangheta lametina, all’epoca composta da una sola cosca che riuniva le famiglie Giampà, Cerra e Torcasio per vendetta in quanto l’Izzo, appartenente alla contrapposta famiglia Cannizzaro, era ritenuto coinvolto nel precedente omicidio di Giovanni Torcasio, già capo della omonima consorteria. I particolari dell’operazione saranno resi noti durante il corso di una conferenza stampa.

I NOMI

  • Aldo Notarianni, 51 anni;
  • Giovanni Notarianni detto “Gianluca”, 45 anni;
  • Antonio Villella detto “Crozza”, 40 anni;
  • Vincenzo Torcasio, 36 anni;
  • Pasquale Gullo, 45 anni;

 

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I 5 sono ritenuti tutti responsabili, in concorso tra loro, di duplice omicidio aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. Pasquale Gullo è stato rintracciato nella sua abitazione lametina mentre agli altri indagati il provvedimento restrittivo è stato notificato presso la Case Circondariali dove già si trovano detenuti per associazione mafiosa e, per quanto riguarda Aldo Notarianni, anche per un altro omicidio. La misura custodiale, facendo proprie le istanze della Procura Distrettuale di Catanzaro, diretta dal Procuratore Capo Nicola Gratteri, certifica la responsabilità dei destinatari, esponenti di spicco dell’allora cosca unitaria della ‘ndrangheta lametina facente capo alle famiglie Torcasio-Cerra-Giampà, nell’omicidio in pregiudizio di Pasquale Izzo, classe ‘57 e Giovanni Molinaro, classe ‘74. Il provvedimento restrittivo applicato ai cinque, sollecitato dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto procuratore Elio Romano, mette a frutto le indagini condotte dalla Squadra Mobile e del Commissariato di Polizia di Lamezia, le cui evidenze hanno consentito di ricostruire il cruento fatto di sangue facendo piena luce sulle modalità di consumazione del delitto e sul contesto di ‘ndrangheta in cui si era realizzato. L’attività d’indagine condotta dagli uomini della Questura di Catanzaro, concretizzatasi nel raffronto tra le propalazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Giampà, Angelo Torcasio, Pasquale Giampà, Pasquale Catroppa e Gioacchino Marco Macrina e nell’individuazione di una molteplicità di riscontri al loro narrato, ha permesso  di delineare un solido quadro probatorio utile alle contestazioni dell’odierno provvedimento cautelare.

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La ricostruzione del duplice omicidio

E’ stato così accertato che Nino Torcasio e Pasquale Giampà “Boccaccio”, capi della cosca di ‘ndrangheta Cerra-Torcasio-Giampà di Lamezia - unitaria prima della scissione fra i Torcasio e i Giampà - al fine di vendicare l’assassinio di Giovanni Torcasio classe ‘64, rimasto ucciso durante quella che è passata alle cronache come la ‘prima guerra di mafia di Lamezia Terme’, dopo aver effettuato vari incontri con gli affiliati più rappresentativi della cosca, tra i quali Aldo Notarianni, Giuseppe Giampà, Giovanni Notarianni, Antonio Villella, Pasquale Gullo e Vincenzo Torcasio, decretarono l’omicidio di Izzo, ritenuto affiliato all’avversa cosca Iannazzo,  dando mandato per l’esecuzione ad Aldo Notarianni, Maurizio Giampà, Giuseppe Giampà, Antonio Villella e Giovanni Notarianni detto “Gianluca”.

In particolare, Aldo Notarianni, ritenuto dagli investigatori l’esecutore materiale, e il defunto Maurizio Giampà conducente dell’auto utilizzata dal commando, intorno alle 20 del 6 dicembre del 2000, dopo aver ricevuto l’arma da Giuseppe Giampà e l’autovettura da Antonio Villella, hanno raggiunto un bar in via del Progresso, molto frequentato a quell’ora, dove era stata segnalata la presenza di Pasquale Izzo; entrato all’interno del locale, Aldo Notarianni, ha esploso quattro colpi di revolver cal. 380 all’indirizzo della vittima predestinata e uno contro Giovanni Molinaro, che in quel momento si trovava insieme a Izzo, uccidendo entrambi. I due killer, subito dopo, hanno raggiunto il luogo designato per lo “scambio di macchina” dove sono stati prelevati da Giovanni Notarianni detto “Gianluca”, che dopo aver incendiato il veicolo utilizzato, li ha scortati lontano dal luogo del delitto.

 

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