Salta al contenuto principale

tribunale-lamezia-2019_91592_33667_735a1_bebad_f56ad_a36a0_761e1_942f8_571fd_086be_d1c9a_3b7eb.jpg

Lamezia Terme - Si chiude con una diversa qualificazione dei fatti contestati il procedimento davanti al Tribunale di Lamezia Terme relativo a presunte minacce ai danni della titolare di un asilo. Si è definita, pertanto, quanto alla posizione di due degli imputati, la vicenda giudiziaria dinanzi al Tribunale di Lamezia Terme relativa ad un’ipotesi di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa commessa ai danni della responsabile e titolare di un asilo.

Il procedimento vedeva due imputati (difesi dall'avvocato Michele Cerminara) e un altro (difeso dagli avvocati Antonio Larussa e Domenico Ruscio), chiamati a rispondere, secondo l'originaria prospettazione accusatoria, di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’accusa aveva ricondotto una serie di richieste, espressioni minacciose e comportamenti, tenuti nei confronti dei gestori della struttura, ad un'ipotesi estorsiva aggravata dal metodo mafioso.  All'esito del dibattimento, il Pubblico Ministero aveva formulato le seguenti richieste di pena: 6 anni e 4 mesi di reclusione per G.R. e 6 anni e 2 mesi di reclusione per ciascuno degli altri due imputati, P.P. e R.F.

Con la sentenza pronunciata il 24 febbraio scorso il Tribunale di Lamezia Terme è tuttavia pervenuto a una diversa qualificazione giuridica dei fatti (ritenendo non sussistente un'estorsione bensì una mera minaccia) e, previa esclusione dell'aggravante mafiosa, ha pronunciato per G.R. (avvocato Michele Cerminara) e F.R. (avvocati Antonio Larussa e Domenico Ruscio) sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Il Pubblico Ministero oggi non ha ritenuto di impugnare, uniformandosi pertanto alla sentenza pronunciata dal Tribunale lametino, ragion per cui la decisione, per le posizioni di G.R. e R.F., è divenuta irrevocabile. Per ciò che concerne la posizione di P.P., il Tribunale, dopo avere comunque riqualificato i fatti originariamente contestati in minaccia aggravata, ha pronunciato condanna alla pena di nove mesi di reclusione, con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena. Contro tale parte della decisione la difesa ha proposto appello e, quindi, la posizione di P.P. non è ancora definitivamente definita.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.