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Catanzaro – “Non ci accontentiamo, è necessario capire tutto il quadro criminale. Stiamo parlando di una mentalità difficile da scalfire, se non ci sarà un cambiamento, ci sarà sempre qualcuno di più giovane che vorrà prendere piede nella criminalità organizzata lametina”. Così il procuratore Giovanni Bombardieri, nel presentare i dettagli che hanno portato all’arresto di coloro che sono considerati gli autori dell’attentato di una settimana fa al negozio “Il Fornaio”, tra via Adige e via Piave, quando un ordigno di medio alto potenziale ha distrutto il negozio, diverse auto, e altre attività commerciali oltre ad alcune abitazioni della zona. Due giovani, giovanissimi, sono stati fermati per questo episodio: Davide Belville, di 22 anni e Francesco Gigliotti, di 28 anni entrambi lametini. Fondamentali per la svolta nelle indagini, le telecamere di videosorveglianza montate nelle vicinanze, la sinergia tra la Squadra Mobile e la polizia di Lamezia, e tra le due Procure, oltre all’intuito degli agenti della Polizia Scientifica che hanno permesso, grazie ad un lavoro certosino, di mettere tutti i tasselli al loro posto.

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“Sul territorio lametino e catanzarese siamo in controtendenza rispetto al trend nazionale” ha affermato il Questore di Catanzaro, Amalia Di Ruocco, spiegando che gli episodi delittuosi sono, purtroppo, in crescita ma che quella di oggi “è una grande risposta che forze di polizia e magistratura hanno dato in questa situazione”. Una risposta arrivata in tempi brevi ed immediata alla cittadinanza che aveva dimostrato tutto il suo sdegno e la preoccupazione per un evento del genere.

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Da più parti è stato elogiato e sottolineato il lavoro sinergico delle forze messe in campo che hanno lavorato in un’unica direzione: trovare gli autori di quello che Bombardieri ha definito “un fatto criminale gravissimo e pericolosissimo, avvenuto in pieno centro, in un orario in cui sarebbe potuto succedere di peggio”.

Comunque, si continuano le indagini: una volta capiti, individuati e fermati quelli che vengono considerati gli autori dell’attentato, coloro che hanno posizionato materialmente la bomba che poi ha distrutto il negozio, resta da capire chi ci sia dietro questo gesto. Si tratta di un episodio compiuto da quelle che vengono considerate le nuove leve, o nuovissime leve, vista l’età degli esecutori, che hanno intenzione di prendere in mano il territorio rimasto scoperto, oppure si tratta di esponenti della criminalità organizzata che arruolano questi ragazzi per compiere atti criminali del genere. Su questo si concentrano le forze di polizia che hanno ribadito che non molleranno la presa sul territorio lametino che, nonostante le azioni repressive da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, ha subito, nell’ultimo anno, la recrudescenza degli atti criminali.  

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La ricostruzione dell’organizzazione dell’attentato, come hanno spiegato sia il capo della Squadra Mobile Nino De Santis, che il primo dirigente del Commissariato di Lamezia, Antonio Borelli, non è stato facile ma si è partiti da un episodio di un furto e una tentata rapina avvenuto a Lamezia il 10 marzo. Da lì, grazie all’intuito della scientifica tutta e di un operatore in particolare, si è risaliti all’autore dell’attentato grazie ad una impronta palmare che Belville, avrebbe lasciato su un’auto la sera del furto, e al suo parka verde, che lo ha reso riconoscibile anche nelle immagini delle telecamere la sera dell’attentato. Il 22enne, giovanissimo, era infatti già attenzionato dalla polizia che lo monitorava. Parka che poi è stato ritrovato nella sua abitazione nel corso di una perquisizione. Tutti i tasselli si sono messi al loro posto: complicato, come hanno sottolineato sia De Santis che Borelli, è stato ricostruire il percorso di pochi minuti di un motorino, un liberty nero, sul quale viaggiavano i due, il guidatore con il casco nero e il passeggero con il cappuccio del parka in testa.  

Visionare le telecamere della zona (otto in totale) è stato fondamentale, anche se il lavoro non è stato facile. E su questo punto si è focalizzato proprio il Procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Curcio che ha lanciato un appello affinché si provveda al più presto a montare sistemi di videosorveglianza comunali, proprio per agevolare il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, anche e soprattutto in situazioni come queste. “Ci sono linee di finanziamento per i sistemi di videosorveglianza, ed è auspicabile che anche il comune di Lamezia provveda all’implementazione. È un puro caso che non ci siano state conseguenze peggiori – ha poi evidenziato – e questo fatto mette in luce tutta la spregiudicatezza di chi l’ha compiuto”. L’azione repressiva non è sufficiente, come hanno spiegato tutti gli esponenti di forze dell’ordine e magistratura ma è necessaria una rivoluzione culturale.  

Claudia Strangis

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