
Lamezia Terme – Potrebbe essere ad una svolta un altro caso irrisolto risalente al 1996. Stiamo parlando della sparizione del giovane Antonio Dattilo risalente al 12 maggio 1996. Un probabile caso di lupara bianca al pari di Gennaro Ventura la cui sparizione avvenne il 16 dicembre 1996 ed i cui resti furono ritrovati in un casolare, in contrada Carrà, nell’aprile del 2008. Quello che sembra ormai certo, però, è che in questi giorni proprio i familiari di Dattilo sarebbero stati chiamati a sottoporsi all’esame del Dna, il cui esito si dovrebbe sapere a giorni. Le indagini sono condotte dalla Dda di Catanzaro con il procuratore aggiunto Bombardieri e dalla squadra mobile diretta da Nino De Santis e coadiuvato dal suo vice, Angelo Paduano.
A parlare con gli inquirenti, e svelare dettagli sulla fine di Dattilo, pare sia stato uno degli “ultimi”, in ordine cronologico di pentimento, tra i collaboratori di giustizia. Il pentito avrebbe quindi indicato alle forze dell’ordine il luogo dove sono stati poi rinvenuti i resti del giovane scomparso, ovvero nella zona sud di Lamezia. Non può, quindi, non balzare evidente come tale ritrovamento grazie alle confessioni di un pentito su un caso di possibile lupara bianca del 1996 possano far luce anche sulla sparizione, e sul relativo ritrovamento, dei resti del fotografo Gennaro Ventura che, prima di ritornare a Lamezia e svolgere la professione di famiglia, aveva svolto servizio nell’Arma dei Carabinieri a Tivoli. E proprio mentre svolgeva il suo ruolo di carabiniere le vicende professionali di quegli anni lo portarono ad incrociare la sua strada proprio di un pregiudicato lametino appartenente ad una famiglia di ‘ndrangheta che, probabilmente, volle fargliela pagare per il lavoro svolto quando era carabiniere. Ora, con il possibile ritrovamento dei resti di Dattilo, gli inquirenti potrebbero essere ad una svolta con entrambi i casi irrisolti del 1996.
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