
Lamezia Terme, 1 dicembre - Nelle confessioni da pentito del padrino Giuseppe Giampà emergono diversi particolari anche per quanto riguarda la strategia adottata dal carcere nel far proseguire gli atti intimidatori a danno di imprenditori e commercianti. In particolare, Giampà riferisce che tali atti intimidatori furono intensificati nella circostanza della visita del Papa proprio per generare ulteriore confusione tra forze dell'ordine e organi inquirenti. Le comunicazioni tramite pizzini, tra il carcere e l'esterno, venivano anche garantite tramite una guardia carceraria chei Giampà assicura di riuscire a riconoscere visivamente.
Adr:" [...] aggiungo altresì che anche successivamente alla mia carcerazione ho ordinato dal carcere che venissero effettuati altri atti di danneggiamento nei confronti di C.G. e precisamente presso l’abitazione situata nel quartiere Bella dove abita la moglie mediante la collocazione di un ordigno esplosivo presso il cancello d’ingresso senza arrecare danni alle persone, anche in tale occasione ho incaricato Paola Claudio “trachino” tramite un biglietto “pizzino” veicolato dal carcere attraverso mia moglie; non ho fatto pervenire invece a Cappello Giuseppe fratello di Saverio alcun ordine di contattare C.G. per indurlo a ritrattare le accuse al processo relativo all’estorsione di cui sopra, né sono a conoscenza se tale invito gli sia pervenuto tramite Muraca Umberto Egidio; comunque vi posso dire che Muraca Umberto Egidio e Paola Claudio sono sempre insieme anche se tra loro a volte ci sono degli screzi; per quanto mi costa tra l’altro Cappello Giuseppe, fratello di Saverio, non ha mai avuto un ruolo nell’ambito della cosca; anche Giampà Domenico, detto “Bucciarello” ha incaricato Giampà Saverio e Grutteria Giuseppe di porre in essere analoghi atti intimidatori nei confronti del ristorante […] nonché nei confronti di altri esercizi commerciali e fatti che si sono verificati nel periodo in cui ci fu la visita del Papa a Lamezia Terme; anche in tal caso le direttive pervennero a Giampà Saverio, Grutteria Giuseppe e Catroppa Pasquale mediante dei “pizzini” veicolati dal suocero di Giampà Domenico, vale a dire Muraca Michele; scegliemmo quel periodo particolare proprio per creare confusione, anche perché sapevamo della collaborazione di Torcasio Angelo, nell’ambito di una strategia finalizzata a sviare le indagini o comunque a creare confusione tra gli inquirenti, nel senso di fare apparire che non eravamo noi a fare le estorsioni in quanto pure essendo noi in carcere le estorsioni avvenivano lo stesso. Preciso che Giampà Domenico a sua volta inviava tali direttive sempre su ordine mio. Per come mi chiedete i “pizzini” di Giampà Domenico pervenivano a suo suocero mediante una guardia carceraria che è amico di Giampà Domenico che si chiama […] il cui fratello ha un negozio […]; per come mi chiedete vi confermo di conoscere fotograficamente la guardia carceraria di cui sopra che posso descrivere sin da ora; costui ci comunicò anche che eravamo sottoposti ad intercettazione dei colloqui e tale notizia mi pervenne sempre tramite Giampà Domenico visto che io incontravo raramente il poliziotto penitenziario suddetto perché costui prestava servizio sempre nella sezione dei detenuti comuni dove in effetti Giampà Domenico in quel periodo era allocato".
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