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Lamezia Terme, 9 agosto - Un'articolata attività d'indagine svolta dai Finanzieri del gruppo di Lamezia Terme, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, ha consentito di scoprire un sodalizio di imprese del lametino che aveva realizzato un vorticoso giro di fatture false, al duplice fine di conseguire un'ingente evasione fiscale e richiedere indebitamente cospicui contributi pubblici. In particolare, a seguito di una verifica fiscale nei confronti di una società che aveva emesso ingenti fatture false nei confronti di varie imprese sparse su tutto il territorio regionale, attestando forniture di beni e servizi mai effettuate, l'attenzione dei finanzieri si era soffermata su alcune aziende locali, nella cui contabilità erano annotate, oltre alle fatture false già scoperte, operazioni commerciali sospette per cospicui importi con altre imprese che, nonostante fossero formalmente amministrate da soggetti diversi, apparivano legate da un'unica regia e finalità.

L' approfondimento su tali operazioni, eseguito con una serie di verifiche ed indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla Procura lametina, consentiva di individuare un ulteriore giro di fatture false, realizzato da un "gruppo" di società e ditte - in tutto 6 - collegate allo stesso imprenditore, al fine di consentire:

1) a 2 di queste società, di richiedere agevolazioni pubbliche (Pia innovazione), certificando falsamente l'attuazione dei programmi di investimento finanziati e il pagamento di "acconti" per lavori e forniture di beni e/o servizi che avrebbero dovuto essere in corso ma che sono risultati in realtà mai avvenuti;

2) a tutte, un'ingente evasione delle imposte dirette e dell'iva, mediante lo strumentale abbattimento, in particolare, dei debiti iva, con un sofisticato sistema di fatturazioni, storni con note di credito e movimentazioni finanziarie simulate.

Nel complesso, le fatture per operazioni inesistenti prodotte dal gruppo, coinvolgendo anche altri imprenditori compiacenti, sono risultate ammontare a euro 15.500.000 d'imponibile, mentre l'iva evasa è stata calcolata in circa 3.000.000 di euro e la base imponibile sottratta alle imposte sui redditi in euro 3.700.000.

Le agevolazioni pubbliche, per euro 8.926.500,00, non erano state erogate a causa di alcuni "cavilli" burocratici opposti dagli enti Concessionari, che ne avevano bloccato la materiale Corresponsione. A conclusione delle indagini, sono state segnalate all'Autorità Giudiziaria 14 persone, tra amministratori e titolari delle imprese coinvolte, per responsabilità, a vario titolo, nei reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false, emissione degli stessi documenti, occultamento di scritture contabili, omesso versamento dell'iva e tentata truffa ai danni dello stato. Su proposta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, quindi, il gip alla sede ha disposto il sequestro preventivo dei beni nei confronti degli amministratori delle sei imprese responsabili dell'evasione fiscale, ciascuno per un ammontare corrispondente all'equivalente dell'iva sottratta all'erario dalla rispettiva impresa. In esecuzione del provvedimento, i finanzieri hanno apposto i sigilli su appartamenti, terreni, quote societarie e disponibilità bancarie, intestati ai medesimi indagati, per un valore complessivo di circa 800.000 euro.

Le persone  segnalate:

Gianluigi Morelli, 46 anni, Wanda  Giovanna Raso, 45 anni, (Teknoforming srl,  Sifo Hospital srl, Mg group, Italiana farmaceutici, Omnia E. & R. srl), Carolina Caporale,  45 anni, Giuseppe Cittadino, 52 anni (Smec  Srl di Pianopoli); Enrico Verzella 47  anni, Gerardo Agnes 37 anni, Virgilio Amoroso, 42 anni, Ciro Terracciano, 32 anni, della società Acs srl di Nola (NA); Renato Greco, 49 anni, Gabriela Lapadat, 23 anni, Teresa Granato 23 anni, (Teknoforming srl);  Antonio Palazzo 71 anni, (Teknalplastik) di  Catanzaro, Carmine Cimino, 51 anni, Raffaele Cimino 26  anni (Crc sas  di Carmine Cimino & C).

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