
Lamezia Terme - Saranno giudicati con rito abbreviato Emilio Giovanni Scalercio, 62 anni e la compagna Elena Rubino, di 55, accusati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia della donna, affetta sin dalla nascita da ritardo mentale grave. Oggi si è tenuta l’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Lamezia Terme, Emma Sonni, che ha ammesso la costituzione delle parti civili, la ragazza vittima della violenza e la sorella, difese dall’avvocato Anna Moricca.
Il giudice ha ammesso, inoltre, il rito abbreviato per i due imputati che, tramite i loro legali, gli avvocati Fabrizio Falvo e Stefania Ielà, ne avevano fatto richiesta. Il Gup ha così rinviato l’udienza al 7 marzo, quando è prevista sia la requisitoria del pubblico ministero Marta Agostini, che le arringhe difensive degli avvocati. Per il 7 marzo è prevista anche la lettura della sentenza come ha anticipato oggi il giudice. Nell’udienza odierna il pubblico ministero ha, inoltre, depositato altre attività di indagine che comprendono, oltre alla trascrizioni delle intercettazioni, altre dichiarazioni dei testimoni sentiti dalle forze dell’ordine e le denunce per violenza, risalenti al 2000, fatte dalla ex moglie di Scalercio. Questa storia di violenza che ha visto protagonista per anni la ragazza, si è conclusa il 12 settembre scorso, con l’arresto di Scalercio e della madre della ragazza, dopo una scrupolosa indagine dei Carabinieri condotta sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lamezia Terme.
La ragazza, da anni, subiva maltrattamenti, insulti, mortificazioni sia dalla madre che dal suo compagno che, oltretutto, abusava anche sessualmente di lei “con la consapevolezza della madre”. Per portare avanti l’attività di indagine, è stata impiegata un’equipe ad hoc che hanno lavorato tacitamente con attività non invasive per la ragazza, allo scopo di proteggerla e liberarla dalla sua terribile situazione. Una situazione logorante che aveva portato la ragazza a pronunciare una frase emblematica ascoltata dagli agenti dell’Arma in una intercettazione. “Non ce la faccio più” avrebbe detto la giovane, costretta a subire quella situazione. Dopo le indagini e l’arresto, dovrebbe arrivare a conclusione uno dei primi step di questo processo.
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