
Lamezia Terme - Proseguono le iniziative all’insegna dell’attivismo contro la violenza sulle donne. ‘Il reato di femminicidio e la violenza contro le donne’ è stato il titolo dell’incontro cui si è discusso all’Ite De Fazio insieme al Soroptimist club che ha gradito questo evento. Dopo la proiezione di due video con testimonial Michelle Hunziker e l’avvocato Giulia Bongiorno e un altro con una professoressa della Sapienza di Roma cui spiega che il femminicidio «è un prodotto insano della nostra società basata sul sistema patriarcale», ad aprire i lavori è stato il giornalista Raffaele Spada che ha introdotto gli ospiti relatori, fra cui la presidente della Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro, Gabriella Reillo. Il magistrato ha raccontato la realtà dei casi giudiziari che ha affrontato nel suo lavoro partendo da un punto di vista sociale e psicologico.
“I valori quali la tolleranza e il rispetto verso l’altro sesso non possono mai essere accantonati, perché sono nati dopo lunghi percorsi, tortuosi e pieni di sangue. Questi nuovi percorsi si sono concretizzati, in particolare, grazie al maggiore ingresso in magistratura delle donne”. Prima di questa concretizzazione, “una donna che subiva violenza - ha ancora spiegato il magistrato - veniva tacciata, colpevolizzata come se il fatto fosse avvenuto solo per causa sua, erano accusate di essere matte, delle provocatrici, delle folli, «è impossibile che qualcuno, un tuo parente ti abbia fatto questo» le dicevano, vi erano pertanto forti pregiudizi anche sui comportamenti che una donna doveva o non doveva tenere quando usciva di casa perché anche il suo modo di vestire poteva ‘giustificare’ un atto di violenza su di lei”. “Il reato di femminicidio è purtroppo ancora sottovalutato, nonostante le prime conquiste in merito siano state fatte negli anni ’70”. “Ma - ha chiarito la Reillo - perché le cose migliorino veramente c’è ancora tanto da fare, questo è un percorso che deve andare sempre avanti”, ricordando ancora come le leggi ora presenti contro la violenza di genere sono frutto di un lungo percorso.

L’altro ospite, il presidente del Soroptimist club Lamezia Lucia Greco che ha aderito e decantato come gli altri relatori l’iniziativa promossa dalla scuola, ha chiarito anche le iniziative che il club da lei presieduto sta portando avanti, iniziative tutte atte a “sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza”. La scelta del colore arancione, con il quale sono stati illuminati due edifici del centro storico lametino, vogliono indicare “la speranza di un futuro migliore e una maggiore consapevolezza da parte di tutti su questa problematica”.
La dirigente scolastica Simona Blandino nel rimarcare che non bisogna mai accettare prevaricazioni di nessun genere, ha sottolineato che “Non si deve mai avere paura di denunciare una violenza, la violenza è solo segno di debolezza perché la vera forza sta nell’opporsi con decisione agli abusi senza avere paura di difendere e di circondarsi di persone capaci ad aiutare nell’affrontare alcune situazioni difficili”. Sono seguiti poi gli interventi della professoressa Eura Borelli che definisce la violenza di genere come “un vero trauma per la donna perché la ferisce profondamente violandone vita e libertà” e della professoressa Concetta Ruberto “il femminicidio è un reato grave che purtroppo a volte non viene punito a dovere, anche perché spesso è poco denunciato”. Sul tema femminicidio anche uno spettacolo tratto da una storia vera, lo stupro di Franca Rame, è stato inscenato dai ragazzi del gruppo teatrale dell’Istituto scolastico che ha inframezzato il convegno. Si è trattata di una rappresentazione che racconta la violenza subita da Franca Rame, che grazie all’aiuto del marito Dario Fo è poi riuscita a vivere la sua vita familiare. La giornata è stata una delle tappe del progetto di ‘giornalismo attivo’ concretizzatasi con la nascita di un “vero e proprio giornale scolastico (Partita Doppia)”, che si occupa di vari temi, quali cultura, estero e sociale che ricadono nella discussione tenutasi oggi. Nella scuola a corredo del convegno è stata posta una sedia vuota con delle scarpette rosse, rosso perché è sì il colore dell’amore ma anche del sangue sgorgato dalle donne che hanno subito violenza. Le scarpe vogliono invece indicare il percorso fatto dalle donne per uscire dalla violenza.
Francesco Ielà

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