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Lamezia Terme - Una "lotta al funerale" fra i gruppi imprenditoriali Putrino e i Rocca ma fittizia, perché entrambi - questa la ricostruzione fatta dal gup del tribunale di Catanzaro - sono riconducibili alla cosca Iannazzo che da questo pseudoconcorrenza avrebbe tratto beneficio per accapparrarsi la quasi totalità dei servizi funebri e di assistenza sanitaria sul territorio lametino. È questa la conclusione a cui è giunta il magistrato Paola Ciriaco nelle motivazioni alla sentenza sull'operazione "Quinta bolgia" emessa a settembre nell'ambito del procedimento con rito abbreviato e che ha portato a otto condanne e tre assoluzioni. 

Nelle decine di pagine a compendio della sua decisione, il giudice ricostruisce in punta di diritto e di fatto i passaggi che hanno portato al provvedimento scaturito dall'operazione che a novembre del 2018 portò a 24 misure cautelari emesse dalla procura antimafia di Catanzaro. Al centro dell’inchiesta l’Asp di Catanzaro e il servizio di gestione delle pompe funebri, delle autoambulanze e del trasporto del materiale sanitario all'interno anche dell'ospedale di Lamezia Terme. Proprio questa operazione portò anche al commissariamento per mafia dell'Asp di Catanzaro. 

La "concorrenza fittizia" tra Putrino e Rocca

Secondo il magistrato, Putrino sarebbe diretta espressione della cosca Iannazzo e i Rocca,  invece, più legati alla compagine dei Gagliardi-Cannizzaro-Daponte pur svolgendo attività in concorrenza fra loro in virtù del legame unico con la famiglia mafiosa sono costretti a trovare un accordo e - stando alle motivazioni della sentenza - sono loro stessi a deciderlo. Vengono intercettati e nel 2016 si  confrontano sulla "necessità di addivenire ad un accordo definitivo per porre fine alla “guerra” in corso (“questo schifo deve finire!”)", affermando così un "duopolio". La prova secondo il giudice si ha nella scelta delle assunzioni dentro le due società di persone "in qualche modo riconducibili alle cosche del lametino". E nelle carte segue un lungo elenco di personaggi legati alla criminalità del territorio e poi assunti dalle società.

Il controllo illecito dentro all'ospedale di Lamezia

Secondo il giudice "siffatti gruppi criminali sono finalizzati ad acquisire mediante intimidazione e assoggettamento criminale il controllo delle attività economiche e l'imposizione delle imprese di riferimento sul mercato, attraverso minacce esplicite rivolte in particolare al personale dirigente e sanitario che aveva tentato di arginare la prepotenza dei dipendenti dei gruppo Rocca e Putrino". Il giudice poi si sofferma sui due gruppi imprenditoriali per spiegare - attraverso le deposizioni dei collaboratori di giustizia e altro materiale probatorio come le intercettazioni - come sia provato il legame di entrambi i gruppi con le consorterie criminali lametine. Nelle pagine delle motivazioni viene ripercorso il metodo usato per il controllo del mercato del caro estinto: "Con la presenza di emissari gruppo Rocca che Putrino all'interno dell'ospedale di Lamezia Terme. In particolare all'interno dei reparti di rianimazione e obitorio, attraverso l'accesso abusivo alla banca dati dell'ospedale”.

I legami con la politica e i vertici della sanità catanzarese

Tra i punti centrali dell'inchiesta il servizio di autombulanze all'Asp di Catanzaro, che dal 2009 al 2017 la società Croce Rosa “La Pietà” di Putrino aveva gestito attraverso un sistema di proroghe. Di fronte al magistrato, però, il capo d'imputazione turbata libertà del procedimento di scelta del contraente è caduto e sono stati assolti gli imputati. Secondo l'accusa, vi sarebbero stati contatti tra i Putrino e i vertici dell'Asp attraverso l'intercessione di politici per condizionare l'esito del bando di gara relativo proprio al servizio delle autombulanze per anni gestito in virtà delle proroghe, ma secondo il gup: "Con tutta evidenza, l’ipotesi investigativa è rimasta del tutto indimostrata, essendosi registrati tentativi, riusciti e non, di avvicinamento dei vertici dell’Asp, in vista di ipotizzati accordi dall’oggetto non meglio individuato. Non è infatti noto, per come correttamente eccepito dalle difese, se gli accordi fossero finalizzati ad ottenere l’affidamento diretto del servizio, ovvero a condizionare il contenuto del bando di gara in danno delle imprese concorrenti, o ancora al fine di ottenere la proroga del servizio per come già affidato nelle more dell’espletamento della gara".

G.V.

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