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Lamezia Terme, 8 novembre - Nell'ordinanza dell'oeprazione Pegaso 2, che ha portato all'arresto del "gruppo di fuoco" del clan Giampà che ha eseguito gli omicidi di Vincenzo e Francesco Torcasio, viene raccolta la prima confessione del boss Giuseppe Giampà in qualità di collaboratore di giustzia. In particolare, nell’incipit del primo interrogatorio, datato 06/09/2012, Giampà  si auto accusa di essere stato il capo del clan omonimo 2003 in poi  ed elenca gli altri accolti che lo affiancavano nelle decisioni più importanti per la consorteria.

 

Verbale del 06/09/2012 "…omissis… A.D.R.: posso dire che sono stato il capo del clan Giampà a partire dal 2002 – 2003, anche se, avendo all’inizio poco più di vent’anni non dirigevo da solo l’organizzazione, ma ero affiancato da altre persone tra le quali mio zio BONADDIO Vincenzo detto “lucky”, da GIAMPA’ Pasquale “millelire” e da Aldo NOTARIANNI. Io, in particolare, mi occupavo degli omicidi e dei traffici di droga. Mi occupavo altresì dell’acquisto di armi per conto dell’organizzazione. Mio zio BONADDIO Vincenzo curava invece il settore delle estorsioni. Questa situazione è durata fino a tre o quattro mesi prima del mio arresto, allorquando, essendo insorti malumori all’interno del gruppo, in quanto non arrivavano soldi ai carcerati, ho assunto anche la direzione delle attività estorsive sottraendola a mio zio Vincenzo. Era capitato, infatti, che Notarianni Aldo e Giampà Pasquale “mille lire”, a nome di tutti i carcerati del gruppo avevano fatto uscire dal carcere una lettera nella quale  sottolineavano questa situazione. La lettera fu portata da un figlio di Aldo a mio zio che rispose piuttosto superbamente che la lamentela non doveva intendersi riferita a lui ma a me. Quando la lettera mi arrivò andai su tutte le furie e decisi di occuparmi io delle estorsioni, cambiando per prima cosa le regole della destinazione dei proventi che, anziché rimanere a chi andava a commettere i reati, dovettero da quale momento confluire in una cassa unica per poi essere ripartiti. …omissis…"

 

Successivamente, sempre nello stesso verbale che fa parte del primo interrogatorio da pentito, Giuseppe Giampà spiega l’elenco delle persone che formavano il "gruppo di fuoco" al suo comando, qualificando Vasile come un killer professionista:

 " A.D.R: noi Giampà abbiamo avuto un gruppo di fuoco di cui hanno fatto parte numerose persone. Era da me comandato e ne hanno fatto parte, in epoche diverse, Cappello Saverio, Torcasio Angelo, Giampà Domenico detto boccaccio, Molinaro Maurizio, Aldo Notarianni, Gianluca Notarianni, Francesco Vasile, Pietro Pulice, L.P., Pasquale Catroppa, Giuseppe Catroppa, Voci Antonio, Egidio Muraca, Chirumbolo Giancarlo, Giampà Vincenzo. Anche in questo caso non escludo di dimenticare, in questa rapida elencazione sganciata dalla descrizione dei singoli episodi, qualche nome….omissis…".

La posizione di Vasile, nella'mbito degli omicidi, è specificata sempre da Giampà nel successivo interrogatorio del 27/09/2012

 

"A.D.R.: per quanto concerne VASILE Francesco oltre a quanto già riferito in precedenza, ricordo che lo stesso in passato effettuava le rapine su commissione come ad esempio alle poste centrali di Nicastro ove fu anche arrestato oppure un’altra a Sambiase commissionata da Torcasio Angelo; sin dall’apertura della “GT distribuzioni” è stata da me assunto; il suo compito nell’ambito della cosca è specificatamente quello di killer professionista, anche se io di questa cosa ne sono  venuto a conoscenza a partire dal 2008; come ho già riferito in precedenza il primo omicidio commesso dal VASILE Francesco è stato …omissis… e successivamente …omississ…omississ…. . TORCASIO Vincenzo e TORCASIO Francesco, nell’omicidio ….omississ guidava la macchina, così come nel tentato omicidio di MURACA Umberto Egidio".

 

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