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Lamezia Terme, 21 settembre - Lo scorso agosto, all’interno del Centro di Accoglienza “residence degli Ulivi” a Falerna, Mohamed Alì e Ahmad Mahmoud Abdelrazak, entrambi cittadini di nazionalità somala, sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di aver accoltellato un cittadino di nazionalità senegalese, Dialo Mamadou, a causa di un litigio per futili motivi avvenuto tra quest’ultimo e Mohamed Alì. Nello specifico, a seguito di un diverbio tra Mohamed Alì ed il cittadino senegalese Dialo Mamadou, secondo quanto testimoniato dagli operatori del Centro di accoglienza ai carabinieri, Ahmad Mahmoud Abdelrazak, avrebbe estratto da un giubbino un coltello per consegnarlo ad Mohamded Alì, quest’ultimo avrebbe colpito Dialo Mamadou provocandogli una ferita al braccio ed una ferita posteriore alla testa. Per questi motivi, ai due cittadini somali sono stati contestati i reati di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione, concorso in lesioni gravissime mediante l’utilizzo del coltello con l’aggravante della premeditazione e concorso in detenzione e utilizzo di un coltello per i relativi reati”. Il Pm Luigi Maffia, ritenendo gli imputati responsabili, al termine del dibattimento, ha chiesto una condanna di 6 anni e 8 mesi di reclusione per ciascuno. L’avvocato Marco Costantino, nel corso del dibattimento, esaminati i testi e ascoltati i testimoni della pubblica accusa, è riuscito a dimostrare l’assoluta estraneità dei fatti  all’imputato Ahmad Mahmoud Abdelrazak, in quanto non esistevano elementi di prova sufficienti per confermare la sua partecipazione al litigio e al ferimentodi Mamadou. Per questo, l’imputato Ahmad Mahmoud Abdelrazak, è stato  assolto per “non aver commesso il fatto” mentre, per quanto concerne, invece, la posizione di Mohamed Alì, nonostante la richiesta di condanna del pm fosse stata di 6 anni e 8 mesi di reclusione, il collegio giudicante ha ritenuto di aumentarne la pena, condannando Mohamed Alì 7 anni e 2 mesi di reclusione. L’avvocato Costantino, al termine del dibattimento, ha dichiarato di ritenere “eccessiva la pena inflitta” al suo cliente Mohamed Alì perché “il tribunale non ha tenuto conto che la reazione dell’imputato è il frutto di un’aggressione subita e che, comunque, pur volendolo ritenere responsabile del ferimento della persona offesa, al massimo poteva trattarsi di un’ipotesi di reato meno grave e non sicuramente un tentato omicidio che il mio assistito, da come è emerso durante il dibattimento, avrebbe tentato di consumare con un oggetto metallico trovato per terra mentre subiva l’aggressione”. Per queste ragioni - conclude l’avvocato - si ricorrerà in appello”.

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